GLI ANNI SETTANTA DI CHEULA E DI PROSPERO

“Il mio secondo anno alla Viterbese – dice Cheula – fu più difficile per me, perché arrivò anche il servizio militare. E’ vero che ero di stanza presso l’Aeronautica di Viterbo, ma è anche vero che avevamo un ufficiale terribile, che ci faceva sempre giocare a pallone, anche quando avrei avuto bisogno di riposarmi.

Mi provava ripetutamente in tutti i ruoli e qualche volta non ci capivo più niente: per fortuna tornavo alla Palazzina e, seppur stanco, ritrovavo il piacere di stare con i compagni di squadra e con gli sportivi gialloblu.

Di quei compagni di squadra avrei visto volentieri in serie A uno come Olivier o come Rizzato, quest’ultimo fisicamente un po’ gracile, ma bravo con i piedi come pochi. Oppure un “furbissimo” come Toscano o un professionista eccezionale come Vuerich.”

Quando arrivò a Viterbo, se ne era appena andato Sergio Di Prospero, un altro di quelli con i baffi. Aveva spiccato il volo verso Arezzo, poi entrato in uno scambio con l’Alessandria. Lui che si era “svezzato” da solo, senza privilegi per gli under, senza procuratori che lo proponessero a destra e a manca, che gli spianassero la strada. Era esploso nella serie C a fuor di popolo. A suon di gol. Lui, che era il più giovane in campo e che doveva vedersela contro i grandi difensori di allora, quelli che stavano per raggiungere la massima serie o quelli che da essa erano discesi, ma che avevano ancora una gran voglia di far bene e di “stoppare” gli attaccanti. Con le buone o con le cattive.

 “Mi trovai subito bene – dice Sergio Di Prospero – insieme ai miei amici del Pilastro e con molti di essi esordii a Parma, nel famoso giorno dello sciopero dei giocatori della prima squadra. L’anno successivo, invece, venni aggregato a stagione appena iniziata: avevo diciotto anni ed esordii da titolare, contro la Maceratese.

Non giocai un bel primo tempo, per cui temevo di essere sostituito, quando, invece, Quirini mi diede la palla giusta: stoppai di petto, feci fuori il libero avversario e – a tu per tu col portiere – misi dentro il pallone del mio primo gol in gialloblu. Diventai un titolare e per me fu un crescendo rossiniano. Ne segnai tanti altri, di gol, anche se – forse – il più bello della carriera lo realizzai con la maglia del Montecatini, nel derby con la Carrarese. Un tuffo di testa – in mezzo al fango – che ancora oggi ricordo con piacere.”

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