PUGILATO E TARQUINIA, CONNUBIO FORTISSIMO

Il pugilato è stato anche il pianto della gente, quando morì il Tarquinese Angelo Jacopucci, colpito dai pugni di Alan Minter. Proprio lui, a cui era stato dato il soprannome di “Clay dei poveri” (oltre a quello di Angelo Biondo), che  sapeva muoversi sul quadrato quasi volteggiando, che – nella vita di tutti i giorni – amava indossare vestiti bianchi e ascoltare la musica di Bob Dylan.

Aveva portato all’Italia una cintura continentale e quella sera del ’78, sul ring di Bellaria, aveva iniziato anche molto bene, prima che la dodicesima ripresa registrasse il momento di crisi e una impietosa raffica di pugni che si abbatté su di lui, già  in evidente sofferenza. 

Tarquinia pianse. E solo molti anni più tardi tornò a credere al pugilato, grazie a Gianluca Jommarini, che arrivò al titolo di campione d’Italia. Seguii per il Corriere dello sport i due incontri disputati in riva al mare, al centro commerciale Top 16, la prima volta in occasione della vittoria del beniamino di casa contro Mori e la seconda, nella sconfitta patita per mano di Di Giacomo.

C’era anche Alberto Antonelli, da sempre punto di riferimento della boxe tarquiniese, recentemente scomparso, che ha lasciato un vuoto in una disciplina in cui ha riversato anni di impegno e passione, avvicinando al pugilato centinaia di giovani, mostrando sempre entusiasmo e positività. 

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