AMARCORD. DI GENERAZIONE IN GENERAZIONE

ERA IL 2014, LO SPUNTO ERA LA PRESENTAZIONE DI UN LIBRO…

Gialloblu, di generazione in generazione! Raccolti attorno ad un evento, giocatori e allenatori di più di un trentennio di storia calcistica: lo stesso entusiasmo, i valori rimasti immutati, e tutti uniti dall’ amore per la città di Viterbo e la maglia che hanno indossato.

E’ incredibile come quella maglia gialloblu sia così amata, anche da chi l’ha indossata in una sola annata, anche chi non è stato neanche una stella di prima grandezza.

SILIPO. Anche da chi non ha avuto la fortuna che avrebbe meritato, come Fausto Silipo, che, a dispetto della stima che gode nell’ambiente, ha rimediato in gialloblu due esoneri. Ebbene, in entrambi i casi tutti sono convinti che – se fosse rimasto al suo posto – avrebbe centrato gli obiettivi. “Vi ringrazio se pensate questo – dice Silipo – che poi è anche quello che penso io. In serie C1 stavamo facendo un buon calcio e secondo me la sconfitta, seppur clamorosa, contro il Savoia, fu soltanto una scusa per cacciare un allenatore scomodo. Beh, l’ultima volta che dire? Ero secondo in classifica e avevamo i mezzi per vincere il campionato: fu una scelta societaria, di una parte della società con cui non andavo d’accordo. Ho amato Viterbo e la sua gente: tuttora ho tanti amici e anche in questa occasione sono stato felice di ritornare.”

COPPOLA. Accanto a lui uno dei giocatori più amati, ma anche più forti che siano passati per il Rocchi, non solo per la vittoria del campionato, per la prima ascesa in serie C1 nella storia moderna. Per quel pomeriggio a Sassuolo, quando tanti tifosi gialloblu uscirono da ogni angolo ed andarono a portare in trionfo lui e tutti i giocatori che in terra modenese avevano raccolto un risultato così strepitoso.

“E chi se la scorda più una cosa del genere? E pensare – dice Coppola – che io ho vissuto a Padova momenti meravigliosi, una promozione in serie A, ma quell’esperienza a Viterbo fu eccezionale, forse anche perché l’ho vissuta nella mia fase più matura, che mi ha permesso si apprezzare fino in fondo. Con Baiocco e Liverani credo che mettemmo in campo uno dei centrocampi più forti mai visti in serie C. E ora, se ci fosse bisogno di me come allenatore….”

FARRIS. Poco più in là Max Farris, uno di quelli che ha fatto un po’ di tutto, nel senso di ruoli in campo da giocatore, oltre che di allenatore a tutto tondo, quando la società si dileguava. La squadra da lui allenata ha avuto una stagione strepitosa, ma era un po’ come sul Titanic, che tutti suonavano e ballavano, mentre la nave stava affondando.

“Il bello, o il brutto, è che noi lo sapevamo benissimo, ma vincere era l’unica speranza per cercare di salvare qualcosa. Peccato – dice Farris – sia finito in quella maniera, anche se mi ha fatto piacere che gente come Pero Nullo, Vegnaduzzo, Fapperdue e Ugolini, ad esempio, abbiano continuato la propria storia in gialloblu anche quest’anno, vincendo con una società solida e organizzata.”

La storia gialloblu è anche questa, di gente che si fa ricordare, da Fimiani a Calcagni, da Siddi a Bettiol, a Vincenzo Camilli, il presidente. Il più giovane!

error: Content is protected !!