AMARCORD. GLI APPROCCI GIORNALISTICI NEL CALCIO DEGLI ANNI ’70

Il calcio degli anni settanta è anche la storia di ragazzi – poco più che sedicenni –  che si avvicinavano timidamente all’attività giornalistica in un capoluogo di provincia non certo brillantissimo per iniziative e trampolini di lancio, in quel panorama di inizi anni ’70 che offriva davvero poche possibilità.

Non c’erano ancora  le tv e le radio locali, tantomeno i siti internet. Pochissimi i quotidiani. Un vero e proprio sogno era vedere la tanto sospirata firma. Quella firma in neretto posta in fondo all’articolo pubblicato sul giornale. Non arrivava subito: prima c’era la sigla, l’acronimo di nome e cognome. Non era molto, ma pur sempre qualcosa da mostrare con orgoglio agli amici e conservare con cura.

Il nostro modello ideale rimane quello del calcio in bianco in nero. Un altro calcio, un altro mondo, in cui si poteva credere in cose migliori, in un futuro carico di sorprese positive. Probabilmente non tornerà più, ma va bene anche così. Almeno proviamo a crederlo.

Che scrivere e raccontare sport – cioè – rappresentino ancora un momento di riflessione e sana costruzione, senza effetti speciali, ma nel rispetto della semplicità, della correttezza, della trasparenza, della concretezza, della tradizione.

Perché la vera essenza del raccontare sport – secondo noi – è soprattutto questa, nella scia della tradizione che ha lasciato dietro di sé tanti valori importanti. Da riscoprire, non certo da cancellare.

Viviamo il presente che porta con sé il pregio delle cose belle da custodire bene, quasi con gelosia. Sensazioni accattivanti: esattamente quelle che ci han mossi verso questa avventura, nel connubio tra passato e….futuro.

Soprattutto per chi non dimentica mai – scrivendo o giocando a pallone –  di avere avuto bravi maestri. Ciò non è mai un peso, ma – anzi – una preziosa risorsa!

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