IL LIBRO. IL CALCIO, LA VITERBESE, LA GENTE, AL TEMPO DEL CORONAVIRUS …/3

SOTTILI. In un momento così drammatico, si cerca un contatto con le poche persone con cui, nel calcio, si mantengono ottimi rapporti, anche a distanza. Uno di questi è Stefano Sottili, il quale, peraltro, guidando la squadra di Salò, è stato tra i primi a vivere la problematica. Il suo presidente pensò immediatamente alla salute dei giocatori e degli addetti ai lavori, anziché ai bilanci e alle assurde ipotesi di ripresa dei campionati, strombazzate per date impossibili, quando ancora migliaia erano i morti, e il numero dei contagiati cresceva in modo esponenziale.

La proprietà della FeralpiSalò, infatti, decise immediatamente di sospendere gli allenamenti, prima ancora che in quella provincia di Brescia – così come nella Bergamasca – il contagio esplodesse come una vera a propria bomba atomica.

Sottili, in tempi non sospetti, quando ancora non erano stati decretati divieti – quei divieti rispettati non da tutti – era tornato nella sua Figline Valdarno, rimanendo in casa. Tra i suoi pensieri, in quel momento, ci fu di informarsi come stessero le cose a Viterbo, città che non ha mai dimenticato, dove avrebbe anche potuto aprire un ciclo. Rimane l’allenatore più preparato che la Tuscia calcistica abbia avuto negli ultimi dieci anni.

Simone Dell’Agnello, attaccante dell’Arezzo, è apparso tra quelli di maggior buonsenso dicendo che “il presidente dell’AssoCalciatori, Tommasi, ha ragione: mi sembra insensata la ripresa del campionato. Non è il momento di parlare di calcio, adesso, e forzare le tappe mi sembra sbagliato. Forse i playoff potrebbero essere una soluzione, ma, ripeto, mi sembra fuori luogo parlarne ora!“

In momenti drammatici ci si aggrappa un po’ a tutto, anche a una telefonata di qualche amico, che diverta quasi una novità, visto che prima ci si vedeva spesso al bar per un caffè. E si ripensa a tante cose. Se ne ha il tempo e la condizione psicologia – seppur messa a dura prova – è indicata.

INFANTINO.  L’emergenza – però – non faceva trasparire nessun segnale di ripresa e il Presidente della Fifa, Gianni Infantino, scrisse una lettera all’omonino Saveriano Infantino, giocatore della Carrarese (distintosi anche per alcuni “post” pubblicati a sfavore del razzismo), per esprimere a lui – e a tutti i giocatori – sostegno e solidarietà nel difficile momento.

“Caro Saveriano, il tuo cognome uguale al mio, consente a me di esprimere una vicinanza a tutti i calciatori che in questi giorni tristi sono bloccati in casa a causa della pandemia. Tu e i tuoi colleghi – scrive il numero uno del calcio mondiale – siete un punto di riferimento dei tifosi, dei bambini. Con le tante iniziative che attraverso i social diffondete, siete un esempio di educazione nei comportamenti che occorre tenere, perché’ la salute, il bene più prezioso che abbiamo, venga salvaguardata.

Se poi siete così generosi nell’esprimere solidarietà ai medici e agli infermieri, che sono i nostri moderni eroi, svolgete la grande funzione sociale con cui la Lega Pro si caratterizza in queste settimane.

Nella tua foto, che accompagna la nuova iniziativa messa in atto dalla Lega Pro, mostri il cartello con la scritta “oggi e sempre uniti contro il razzismo”. Io ti sono vicino, perché la FIFA ha fatto della campagna contro tutte le forme e le manifestazioni di razzismo una frontiera invalicabile, senza se e senza ma.

Continua ad essere un esempio, caro Saveriano. Facendo così, la tua giornata sarà riempita dalla gioia di aver portato un granello di sabbia, perché’ tutti noi possiamo uscire dalla crisi di oggi migliori di come siamo entrati. Così il calcio coglierà il senso del cambiamento imposto dai tempi che viviamo”.

Quello che ci ha stupito in maniera rilevante è stato registrare la totale astrusità di gran parte degli operatori del settore, che, a vario titolo, continuassero a parlare di calcio, mentre aumentavano in modo impressionante i numeri relativi ai morti e ai contagiati. Le terapie intensive non riuscivano più ad accettare altri pazienti, mentre tanta gente decedeva direttamente in casa, quando i camion miliari, in triste sequenza, portavano le bare ai più forni crematori più vicini, anche in altre regioni.

Come se vivessero su un altro pianeta, si ipotizzava, si dibatteva, anche animatamente, laddove noi faticavamo soltanto per ascoltare, delle date della ripresa del campionato. C’era chi continuava a dire che dopo il tre aprile si sarebbe potuto riprendere, quando ancora il picco era lontano e la luce in fondo al tunnel difficile da inquadrare. Poi quelle stesse persone hanno spostato il tiro, con estrema nonchalance.

Hanno parlato di giocare a maggio, poi a giugno, quindi a luglio. E una parte della “governance” del calcio – nazionale e di serie C – cominciava a non scartare neanche l’eventualità che i campionati non sarebbero ripartiti. 

BASCHIROTTO. Federico Baschirotto è un ventiquattrenne difensore nato a Isola della Scala, una cittadina di poco più di diecimila anime, in provincia di Verona. E’ stato uno dei primi acquisti della gestione-Romano e ha avuto un rendimento sempre costante, soprattutto mettendosi in mostra per essere molto serio, dentro e fuori il rettangolo di gioco.

Ora anche lui stava vivendo, come tutti gli Italiani, cercando di adeguarsi ai provvedimenti emanati contenere l’emergenza. Era tornato a casa prima del blocco, raggiungendo la famiglia a Nogara. A Viterbo abitava in un piccolo appartamento che non gli avrebbe neanche consentito di poter fare adeguatamente quel po’ di attività fisica che serviva in quel momento. La situazione, nel suo paesino, è rimasta tranquilla, a livello di contagi, ben distante dai numeri terribili che si sono verificati nel resto del Veneto.

“E’ stato giusto che il calcio si sia fermato, – disse Baschirotto durante l’emergenza – perché la situazione stava peggiorando troppo. Quando abbiamo giocato l’ultima partita a porte chiuse non ci pensavo: quando entro in campo sono troppo concentrato sulla mia prestazione e su quella della squadra. Ci saranno danni seri all’economia, però adesso si pensa alla salute.”

DAL LIBRO “BEL CALCIO SI SPERA”

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