IL LIBRO. CHI IL CALCIO SE LO INVENTO’: LA VIAGGIANTE …

C’è chi il calcio, spesso, se lo “inventa”.  Come accadde alla “Viaggiante”, una formazione nata all’insegna della goliardia e della passione per il pallone tradizionale. La inventarono un gruppo di amici, calciatori dilettanti che correvano appresso ad un pallone sempre con il sorriso sulle labbra e lo scherzo pronto. Una sorta di “Amici Miei” del pallone, che, all’inizio degli anni settanta, decisero di allestire una squadra che fungesse da “sparring partner” per formazioni di serie superiori in ritiro nella Tuscia, che cercavano delle avversarie per le prime amichevoli. Ezio Piacentini, Roberto Coccia e molti altri si misero al lavoro. Iniziarono a cercare le maglie da gioco da indossare e vennero loro incontro i fratelli Benedetti, appassionati di calcio – anche dirigenti della Viterbese qualche anno più tardi – e il resto arrivò da solo. Si ritrovavano al bar e, dopo un caffè, salivano in macchina e raggiungevano il campo di gioco, in giro per la provincia di Viterbo. L’attività si allargò, pian piano, anche alle sagre paesane e la “Viaggiante” cominciava a campeggiare sugli splendidi manifesti murali di una volta, quelli alti più di due metri con scritto tutto ciò che sarebbe avvenuto in quel paese durante i festeggiamenti del santo patrono.

Alla fine giocavano tutti, anche perché alcuni erano tesserati e non riuscivano a liberarsi in ogni occasione. C’era, però, solo l’imbarazzo della scelta, vista la sfilza di “protagonisti”: Peppe Frugis, Sergio Insogna, Dario Brugiotti, Giorgio e Massimo Filippi, Franco Sabatini, Ferdinando Cilli, Salvatore Canta, Luciano Bernini, Moreno Mantuano, Francesco “Biscino” Pasqualoni, Sandro Perfetto, Adolfo Facchinetti, Luciano Pippoletti, Franco (Staccolino) Piacentini, Sandro Bontà, Fernando e Massimo Bertini, Alberto Aspromonte, Franco Bernabei. E tanti altri, più o meno partecipi.

Di aneddoti e goliardie ce ne sono state a iosa, vista anche l’indole burlesca di molti dei protagonisti, in particolar modo di Ezio Piacentini, che era l’istrione per antonomasia. Una volta, dopo una partita a Vitorchiano, lui e una parte dei giocatori si fermarono in un locale al centro del paese, dove c’era un juke box, grazie al quale si poteva anche ballare. Dopo un po’ si sarebbe ritornati tutti a casa. L’anfitrione, invece, conobbe una ragazza, che lo distrasse così tanto da farlo sparire dalla circolazione e fargli dimenticare i ragazzi da riaccompagnare a Viterbo. Ai malcapitati non rimase altro da fare che avviarsi mestamente a piedi, per fortuna soltanto a fino a Bagnaia, dove trovarono un passaggio in macchina.

DAL LIBRO “BEL CALCIO SI SPERA”

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