IL LIBRO. L’ALTA TUSCIA, MOMENTI INDIMENTICABILI …

L’Alta Tuscia, Acqupendente, il declivio verso il lago di Bolsena. Uno scenario che fa parte del bagaglio della gioventù, pure di alcune esperienze del giovane cronista. Ne ricordiamo alcuni, di quei momenti, che sembravano darci una carica incredibile, che ci facevano sentire più maturi, ma anche un po’ bambini, per l’entusiasmo che creavano interiormente. Ricordiamo una domenica d’estate, inviati della Nazione – il giornale di Firenze – ad Acquapendente, per l’amichevole tra il Grosseto e la Ternana, quella di Sorbi, il giocatore più rappresentativo. Era una amichevole importante, tra due società abituate alla realtà della serie C e – nel caso della Ternana – anche di più. Pranzo sul lago, ma non dalla parte più nota, più frequentata. Una specie di baracca sulla sponda opposta, con un pranzo tradizionale, di piatti tipici e una vespa “ribelle” che volle lasciare il proprio – sgraditissimo – ricordo in uno dei commensali. Ancora ad Acquapendente, una partita ufficiale della Viterbese, in campo neutro, per ben due volte a distanza di poco meno di venti anni. Una volta nel ’74, quando il giovane cronista, a bordo di una Fiat 500 usata, anzi usatissima, con il semiasse in sofferenza, impiegò quasi due ore per tornare a casa, non senza la paura di rimanere per strada. Poi una bellissima esperienza negli anni ottanta, con la pioggia battente a giugno, per quasi tutto il giorno, in occasione del Master Top. Prima la classica partita tra i migliori giocatori dilettanti della Tuscia eppoi la bella serata in un ristorante posto sulla strada che volge verso Siena. Collaborazione decisiva, in quella occasione, da parte di Roldano Lupi, allora segretario della Vigor, e, soprattutto, del compianto Fabio Folenga. Erano i tempi in cui si realizzavano eventi del genere con grandi sacrifici. Rimediare i classici portachiavi da regalare in premio ai giocatori era possibile grazie all’allora assessore allo sport della Provincia di Viterbo, Deblis Staccini.

Così come ricordiamo con piacere calciatori-studenti, all’Ipsia di Tuscania, all’inizio degli anni ottanta. Ragazzi tranquilli, seri, che provavano a fare bene entrambe le cose, come Fariello Pifferi, Crisanti e qualche altro. Erano molto rispettosi anche quando venivano ospitati negli studi di TeleViterbo, insieme a Bolero Ronca, Pagliacci, tra i più simpatici e anche tra i più bravi nella Classifica Leoncino, che era uno spaccato della sana vita sportiva di allora.

IL 2008 ACQUESIANO. Il calcio acquesiano accusò, inevitabilmente qualche alto e basso, qualche flessione. Da una di queste, nel 2008, risalì, riavvicinandosi a livelli che, in passato, ne onorarono il blasone, lo resero tra le espressioni più interessanti del Viterbese, anche per la bontà del vivaio. Risale trionfando con la nuova denominazione, con l’aggiunta di Alta Tuscia Laziale, una felice intuizione, organizzativa e filosofica, di Gilberto “Zoe” Serafinelli, il suo presidente.

“Credo che ce la siamo davvero meritata questa promozione – disse Serafinelli – visto che, se si esclude qualche eccezione, siamo stati sempre in testa alla classifica, mantenendo a debita distanza il Monteromano, avversaria determinata, che non ha mai mollato un attimo, che ci ha inseguiti fino al termine, fino alla matematica vittoria finale. Per noi è una grande soddisfazione, oltre che la conferma della bontà del nostro progetto, che ora vogliamo implementare, sempre con lo stesso modo di vivere il calcio, di fare gruppo e affrontare i momenti di difficoltà con maturità e tranquillità, gestendo sempre al meglio le singole situazioni”.

Su quelle caratteristiche l’Alta Tuscia ha basato una stagione vincente e avviata la campagna acquisti per rinforzare una squadra già in possesso, comunque, di una intelaiatura di qualità. Nel progetto, anche l’inserimento di alcuni giocatori locali, che hanno dimostrato, vincendo il campionato Juniores, di possedere le qualità per il salto in prima squadra. L’Alta Tuscia fece festa, guardando con orgoglio ai suoi 73 punti conquistati in 30 partite, alle 23 vittorie, ai 69 gol segnati, numeri che hanno suggellato la cavalcata nel girone A della seconda Categoria. Un successo del gruppo, ma anche di chi lo ha guidato dalla panchina, Stefano Broccatelli, vincitore di due campionati in due anni.

“Già dall’inizio sapevamo che non sarebbe stata – disse Broccatelli – una passeggiata, che eravamo tra le favorite, ma che allo stesso tempo tutti ci avrebbero atteso al varco, soprattutto fuori casa. Abbiamo affrontato partita per partita con l’intensità giusta: in casa tranquilli e ordinati, attendendo pazientemente il momento giusto contro formazioni che si chiudevano. Raramente abbiamo pagato la fatica mentale per i molti mesi in cui abbiamo vestito i panni della cosiddetta ‘lepre del campionato’. La scelta vincente è stata anche quella di unire l’entusiasmo e la gioventù dei giocatori locali all’esperienza di elementi esperti come Ferri, Morice, Grossi, Negro, Onofri”.

Grande apporto è arrivato dalle diciotto reti dell’intramontabile Marco Morice, che ha messo a disposizione tutta l’esperienza accumulata nelle innumerevoli stagioni trascorse in categorie superiori. “Credo che la concentrazione – disse il bomber Morice – sia stata la nostra arma migliore, la testa giusta per raggiungere questo obiettivo che secondo me è eccezionale.”

DAL LIBRO “BEL CALCIO SI SPERA”

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