CICLISMO, GRANDE PASSIONE, PER CHI SA AMARLO …

Uno sport bellissimo, da noi seguito in ogni stagione. Certo, il Giro ha un fascino particolare anche se, come nel calcio, il livello emotivo non può essere più quello di trenta anni fa. Il pensiero alla bici ha un sussulto, scrivendo, e per questo riportiamo uno stralcio del libro CARO SPORT tI SCRIVO.

Insieme a calcio e basket è stata sempre una delle mie grandi passioni, di quelle anche maldestramente sperimentate, oltre che viste alla tv, ascoltate alla radio. In parte, poi, riportate su carta, nei diversi articoli scritti negli anni.

Una volta non era difficile familiarizzare con le due ruote. Affezionarsi a loro. Quasi tutti i ragazzi possedevano soltanto la bici, quando ancora il motorino era un lusso per molti. Si iniziava con la “18” eppoi, quando si cresceva fisicamente, si arrivava alla “28”, che aveva il potere di farti sentire un gigante. Ma era una forma di ciclismo essenzialista, che non aveva nulla di agonistico, né ti avvicinava troppo allo sport dei grandi, della televisione ancora tutta da inventare, in questo settore.

Ho avuto la fortuna di avere uno zio di Montefiascone che aveva corso da giovane in bici. Un onesto dilettante, che aveva mosso i suoi primi passi insieme al mitico Livio Trapè, non con la stessa fortuna.

La passione, però, era enorme e fu lui a farmi vedere le prime corse in televisione. Mi spiegava con cura tantissime cose, mi fece capire, ad esempio, come funzionava quella “strana” corsa di un giorno che fece piangere il vincitore, Michele Dancelli, al suo arrivo a Sanremo. Già, perché era proprio la  Milano-Sanremo, rigorosamente in bianco e nero.

Fu lui che nel 1970 mi portò a Tarquinia, dove si disputava una delle prove del Trofeo Cougnet, una competizione dedicata alla memoria del giornalista Armando Cougnet, che si svolse per dodici anni. dal 1961 al 1972.

Vidi Bitossi, il famoso “Cuore Matto”, vincere il GP di Tarquinia (dopo aver staccato tutti sulla salita di Tolfa),  presentandosi da solo – con la maglia di campione d’Italia – sul doppio passaggio dell’arrivo della cittadina etrusca, davanti ad una folla memorabile.

L’impresa ebbe anche l’onore di finire alla Domenica sportiva ed un giovanissimo Guido Oddo, il conduttore, elevò Tarquinia ai clamori delle cronache nazionali, proprio grazie al ciclismo.

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