AMARCORD. GIORGIO E ALESSANDRO BIONDELLI …

PALLONE

Giorgio, alla Ternana, ad esempio. Oppure Giorgio e il Catania, quello che aveva firmato il contratto nientemeno che con il famosissimo Angelo Massimino.

Il presidente gli consegnò le chiavi di una villetta a Canalicchio, per abitarci insieme a Binda, Belnome, Rescigno e Pomo. Consegnò loro, inoltre, un’auto per recarsi agli allenamenti, un’Alfa 164, che – a quei ragazzi  – sembrava una Ferrari.

“Mio fratello – dice Alessandro – è rimasto innamorato di Catania e dei suoi tifosi, con cui ha vissuto delle stagioni memorabili, partendo anche dal basso, per risalire”.

La sua prima volta al Cibali fu nel novembre del ’93: i tifosi sugli spalti erano più di diecimila. Pazzesco per una partita del campionato dilettantistico, dove gli Etnei erano sprofondati. Fu qualcosa di unico, anche per lui, che era reduce da una piazza come Terni, che pure era sempre molto presente.

Ne era passato di tempo da quando Giorgio aveva iniziato, con i Giovanissimi regionali a Tarquinia, allenato da Pino De Fazi. Passa subito alla Viterbese – allenatore Angelo Serafini – e l’anno successivo inizia la sua avventura alla Ternana.

“Per quattro anni – dice Giorgio – fino alla prima squadra. Ho esordito in serie B con il compianto Clagluna in panchina. Ad Ascoli, nello stadio “Del Duca”. Era il 1993 ed iniziai ad immagazzinare una serie infinita di esperienze ed emozioni.

Avevo un rapporto molto bello con il magazziniere, Franco Ortolani, che oggi ha novantadue anni ed ancora ci sentiamo. Un secondo padre per me. Mi faceva mangiare allo stadio, insieme a lui, quando uscivo da scuola ed aspettavo l’inizio degli allenamenti. Ci abbracciammo anche il giorno del fallimento della Ternana. Eravamo in ritiro ad Alviano, con Tobia allenatore. Ci dissero: “andate via, che è tutto finito!” Che mazzata!

Ero molto amico di Gianni Cavezzi, che poi ha giocato in serie A, con il Padova e il Lecce. Mi ricordo pure Alessandro Manni, nella Primavera con me. In quell’anno riuscì ad imporsi in prima squadra e segnò pure due gol, giocando più di dieci partite con la maglia numero dieci.

Era molto bravo e, secondo me, meritava palcoscenici importanti, anche se, l’anno successivo, finì in serie A, con l’Udinese.”

E la carriera del maggiore dei fratelli Biondelli prese una piega non auspicata. Giorgio (a sinistra nella foto, insieme ai genitori e al fratello Alessandro) tornò per fare il militare a Viterbo e accettò di giocare a Pitigliano, insieme a Antolovic, Ballanti, Gufi, Campetelli, Salsa.

Uno squadrone, ma ormai i tempi del sogno si erano allontanati! Rimaneva Canino, il ristorante. Davanti al camino, mentre si continuava a cucinare carne alla brace. Non poco!

DAL LIBRO “BEL CALCIO SI SPERA”

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