PALLONE

La condanna dei rigori e quell’ultimo errore del Ct

di Gianni Mura – La Repubblica del 04/07/1998

A casa. E la testa, come? Bassa, perché perdere ai rigori fa più male. Alta, perché la Francia era pur sempre una delle favorite, e ci sono modi peggiori di perdere una partita. Se esiste la nuvola di Fantozzi, esiste per i ct azzurri la nuvola dei rigori. Battuto Vicini nel ’90, ed erano le semifinali. Battuto Sacchi nel ’94, ed era la finalissima. Battuto Maldini nel ’98, ed erano i quarti. Ma ancora una volta dico: non è vero che i rigori sono una lotteria, come non lo sono i tiri liberi nel basket. Segnano i più lucidi, sbagliano i meno lucidi o i più emotivi. Stavolta hanno sbagliato Albertini (parato) e Di Biagio (traversa) ma bisogna ammettere una cosa: che la Francia ha fatto molto per vincere questa partita e l’Italia no.

E allora il risultato del campo va accettato, perché è giusto. Di Maldini, probabilmente all’ultima uscita azzurra, voglio sottolineare la grande sportività, l’abbraccio col collega Jacquet alla fine, toccante e sincero, c’era un’ atmosfera veramente bella tra vincitori e vinti. Barthez che consola Pagliuca, Vieri che piange tra le braccia di Zidane. Da nomade dei campi, da osservatore di persone e non solo di schemi, sono questi i fotogrammi che mi porto via da St. Denis. Di Maldini, ancora, voglio dire che lo capisco ma non lo giustifico. E’ tra i rischi del suo mestiere quello di doversi fidare a occhi chiusi di qualche giocatore.

Era successo anche a Sacchi, nella finale del 1994, con Roberto Baggio, tenuto insieme dagli spaghi. Stavolta Maldini non si è fidato di Baggino (che pure ha più carisma anche con gli avversari) ma di Del Piero, e Del Piero non lo ha ripagato. Non dovrebbe succedere ma succede. Mi sforzo di seguire il filo dei ragionamenti di Maldini: il ragazzo deve giocare per recuperare la forma, quando l’avrà recuperata faremo scintille. Invece, se non è in forma, nessun ragazzo deve giocare, perché toglie il posto a un ragazzo che può giocare meglio di lui.

Questa eliminazione, non grave né vergognosa ripeto, ha la faccia di Del Piero, i suoi movimenti incerti, i suoi balbettii agonistici (primo degli ammoniti per fallo su Deschamps: è il mondo alla rovescia) e il suo apporto alla causa è stato uguale a zero. Nessuna voglia di cercare il capro espiatorio, ma la realtà è questa. Non è bastata una grande prestazione collettiva dei difensori, con un Cannavaro semplicemente straordinario, non poteva bastare un Vieri troppo solo in avanti, non si poteva sperare di fare altra strada con una partita di puro contenimento.

A un certo punto, durante i supplementari, e anche quando ha sbagliato Lizarazu, ho pensato che la Francia meritava di essere eliminata solo per la sua incapacità a fare gol a una squadra capace solo di chiudersi. Ma in verità la Francia meritava trenta volte di andare avanti per quello che ha messo di suo nella partita. Un attaccare senza sosta, a volte disordinato, ma quanto generoso, con partenze dalle linee difensive (più Thuram di Lizarazu), con la regia affidata a uno Zidane sgobbone ma non ispiratissimo.

Su Zidane Maldini aveva schierato a uomo Pessotto, tenace ma molto spesso seminato. Purtroppo, liberato da questa incombenza, Dino Baggio non ha portato peso alla manovra, anzi si è squagliato al punto che il suo uomo, Petit, è stato grandissimo, il migliore della Francia. Non c’è stato un serio tentativo dell’Italia di vincere la partita, c’è stata una lotta, anche bella, agonisticamente commovente, a non perderla. La squadra, col solo Di Biagio a sforzarsi di lanciare e costruire, era spezzata in due, e davanti c’erano Vieri a fare a cornate con Desailly e Del Piero che sembrava quella poesia di Garcia Lorca per il torero Ignacio: corpo presente, anima assente. O forse c era l’anima e mancava adeguatamente (nel senso di forma, di forza) il corpo.

Particolare significativo: primo calcio d’angolo a favore dell’Italia al 44′ st. Pagliuca ha parato il parabile, i difensori hanno difeso il difendibile, i francesi hanno sbagliato, specie Djorkaeff, lo sbagliabile. Questo il succo di una partita che bisognava vincere. Con l’ingresso di Roberto Baggio non è cambiato molto, però qualche brivido in più Barthez lo ha avuto, specie al 13′ pts, su un morbido destro a girare che poteva essere il golden gol. E adesso staremmo tutti a dire quanto è bravo Maldini, che ha indovinato al momento giusto dei cambi risparmiando Baggino per il gran finale. Sarebbe servito in quel periodo, Inzaghi, ma i crampi di Pessotto hanno portato in campo Di Livio, mentre Vieri, finita la benzina, avrebbe meritato il cambio.

Ma sono solo rimpianti, dettagli in più, annotazioni doverose ma inutili. E’ dall’ inizio di questo Mondiale che le partite degli azzurri, sempre sul filo tra timore e voglia, sempre con vaste zone d’ ombra anche nelle fasi più luminose, possono essere paragonate a un bicchiere mezzo vuoto oppure mezzo pieno. Adesso è mezzo vuoto, è quasi vuoto.

04 luglio 1998 – Parigi
FRANCIA – ITALIA 0-0 dts; 4-3 dcr
Francia: Barthez; Thuram, Blanc, Desailly, Lizarazu; Karembeu (Henry dal 20′ s.t.), Deschamps, Zidane, Petit; Guivarc’h (Trezeguet dal 20′ s.t.), Djorkaeff. Allenatore: Jacquet
Italia: Pagliuca; Cannavaro, Bergomi, Costacurta; Moriero, D.Baggio (Albertini dal 7′ s.t.), Di Biagio, Pessotto (Di Livio dal 48′ s.t.), Maldini; Vieri, Del Piero (R.Baggio dal 22′ s.t.) Allenatore C.Maldini
Sequenza rigori: Zidane (F) gol, R.Baggio (I) gol, Lizarazu (F) parato, Albertini (I) parato, Trezeguet (F) gol, Costacurta (I) gol, Henry (F) gol, Vieri (I) gol, Blanc (F) gol, Di Biagio (I) traversa

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