Di Massimo Prati
Un mio ricordo di Claudio Gentile dei primi anni Settanta, basato su estratto del mio libro sul Genoa:
“Qualche settimana dopo ebbi modo di seguire anche un Genoa-Varese. Si trattò di un’altra vittoria, per tre reti a due e, aldilà del risultato comunque positivo, ci furono dei risvolti personali che mi resero quella partita indimenticabile. Avevo uno zio al quale del calcio non gliene poteva fregare di meno. A quanto ricordo, non aveva mai visto una partita prima di quel Genoa-Varese, né vide altre partite di football in seguito. Però era parente, o amico di famiglia (adesso non saprei dire con precisione) di Claudio Gentile. Giocatore che 10 anni dopo sarebbe divenuto campione del mondo, nonché fustigatore di Maradona ai mondiali di Spagna ‘82, ma che a quei tempi era ancora un illustre sconosciuto, difensore di una squadra minore lombarda per la quale, tra l’altro, quel giorno segnò anche un gol.
Così quel mio zio ed un mio cuginetto, più un altro parente, o conoscente, di Claudio Gentile, decisero di venire a vedere Genoa-Varese con me e mio padre. Comprammo cinque biglietti e ce ne andammo nel piano superiore della curvetta nord, lato distinti. Ci eravamo seduti da poco e ricordo che rimasi colpito dalla presenza di alcuni spettatori che, apparentemente, non erano interessati alla partita perché non guardavano mai verso il campo ma in direzione opposta, dietro gli spalti. Da quel settore di stadio si poteva comunicare a gesti con le celle del carcere di Marassi che, come è noto, è attiguo alla Gradinata Nord del Luigi Ferraris. Quelle persone erano i familiari dei detenuti, ed erano venuti allo stadio non per vedere giocare al pallone ma per salutare i parenti del “quinto braccio”.
Comunque, quel giorno, alla fine della partita ci dirigemmo verso gli spogliatoi. Mio zio chiese se poteva salutare Claudio Gentile, spiegando che era un suo parente. Dovemmo attendere un po’, probabilmente gli addetti alla sicurezza e gli accompagnatori della squadra fecero alcune verifiche col giocatore. Poi ci fecero passare e ci dissero di restare lì, mentre mio zio e l’altro parente di Claudio Gentile furono accompagnati in una sala e poterono parlare con lui. Quella è stata l’unica volta che sono entrato nel “ventre” di Marassi”
Massimo Prati, “I Racconti del Grifo. Quando parlare del Genoa è come parlare di Genova”, Urbone Publishing, 2020.
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