DI FILOMENA GALLO

Quattordici anni fa il 20 dicembre moriva Piergiorgio Welby co presidente dell’associazione Luca Coscioni. Anche grazie alla Sua lotta, molti passi avanti sono stati fatti da allora sul fine vita in Italia. Dopo la legge n. 219 del 2017, che ha riconosciuto il diritto a rinunciare alle cure tramite disposizioni anticipate di trattamento – il testamento biologico –, eutanasia e suicidio assistito sono due espressioni di libertà ancora imbrigliate dai divieti di stampo autoritario.

Sono incrinati, ma non limitati e tantomeno distrutti, perché riconosciuti e identificati: il suicidio assistito, in particolare, è definito nelle sue modalità di applicazione dalla Corte costituzionale italiana, con la sentenza n. 242 del 2019. 

Una sentenza molto importante, delicata su un piano pratico, fondamentale perché vi siano cambiamenti necessari. Si tratta di una sentenza che, per la seconda volta, chiama il Parlamento all’emanazione di una legge

L’ultimo anno ha portato alcune novità importanti, che permettono di inquadrare anche la sentenza italiana in una luce nuova, e comprenderne le conseguenze su un piano più concreto: a febbraio il tribunale costituzionale federale tedesco e qualche giorno fa la corte costituzionale austriaca sono intervenuti, con decisioni ciascuna meritevole di attento studio, sulla legislazione nazionale penale che poneva divieti alla scelta del malato di congedarsi dalla vita, contrastanti con la Costituzione per la loro rigidità e assolutezza. 

In Germania si trattava di misure relative sanzionatorie in merito alla commercializzazione dell’aiuto al suicidio, in Austria un divieto assoluto che sembra molto simile al nostro. 

Dalla fine del 2019, dunque, dopo anni di silenzio, sono giunte in Europa tre decisioni costituzionali, tutte nella stessa direzione, due delle quali in contesti dove la religione cattolica è profondamente radicata. 

Ciò manifesta una convergenza europea degli organi di giustizia costituzionale,  verso principi costituzionali comuni, legati al cuore delle libertà del corpo e di scelta. È l’individuo a scegliere i trattamenti sanitari a cui vuole essere sottoposto, e di riflesso, se andare verso una morte per lui dignitosa qualora non sopportasse più di essere tenuto in vita in maniera artificiale. Si supera quell’inerzia legislativa in cui la libertà individuale e una scelta personalissima venivano difficilmente riconosciute per effetto di retaggi autoritari.

Perché le Corti costituzionali arrivino a decisioni importanti sono necessarie due condizioni: che un caso sia di attualità e che i tempi siano maturi. Nel caso del Fine vita, tutto ciò è avvenuto, così, la nostra Corte, che è stata la prima a parlarne, è stata seguita da quella di altri paesi europei. 

I processi che hanno visto imputati prima solo Marco Cappato e poi anche con Mina Welby delineano l’attualità di una autodeterminazione sul Fine Vita. L’assoluzione di Marco Cappato presso la Corte di Assise di Milano importante traguardo in primo grado perché senza esitazione si è giunti ad una assoluzione totale a seguito della sentenza della Corte Costituzionale che era stata chiamata a decidere sulla costituzionalità dell’art. 580 cp dalla Corte milanese. E poi ancora l’assoluzione di Mina Welby e Marco Cappato – oggi impugnata dalla Procura – dinanzi la Corte di Assise di Massa dai reati di aiuto al suicidio ed istigazione al suicidio rappresenta un traguardo importante in primo grado perché senza esitazione si è giunti ad una assoluzione, dopo avere provato in giudizio sofferenza, irreversibilità della malattia, libertà della scelta di Davide e anche esistenza di presidi medici e farmacologici alle funzioni vitali. Sussistenza completa delle condizioni poste dalla Corte costituzionale per la non applicazione dell’articolo 580 del Codice penale perchè all’interno di quelle condizioni poste non costituisce reato.

E ora anche  il legislatore di un altro Paese fortemente cattolico,  la Spagna, si sta muovendo in modo speriamo decisivo. Ieri  il Congreso de los Deputados, ha approvato una legge che consentirà il suicidio assistito e l’eutanasia per i pazienti che soffrono per malattie incurabili o condizioni permanenti ritenute insopportabili. Si attende il Senato. La Spagna, quindi, segue le orme dell’altro Paese della penisola iberica, il Portogallo, che aveva approvato una legge sull’Eutanasia nello scorso febbraio.

Se, dunque, in Europa politica e diritto procedono di pari passo per garantire le libertà individuali dei cittadini, in Italia non è così: non basta il richiamo del Supremo giudice così la richiesta avanzata da 130mila cittadini tramite una proposta di legge popolare per arrivare ad una legge. Un Parlamento ormai sopito e marginalizzato dal contesto attuale, sta rinunciando anche su questo fronte a ribadire la sua centralità nell’esercizio del potere legislativo.

Confidiamo però in una svolta nel breve periodo, affinché una legge sarà discussa e votata. In tal senso, guardiamo con attenzione all’intervento dell’onorevole Giorgio Trizzino, in prima linea da sempre su questi temi, e degli altri parlamentari che, dal 2015, animano l’Intergruppo per le scelte di Fine Vita promosso da Marco Cappato. Allo stesso tempo, riponiamo fiducia nel presidente della Camera Roberto Fico, che si è assunto impegni specifici.

Tutelare la libertà di autodeterminazione nel Fine vita resta una priorità anche dove le leggi già ci sono. Abbiamo festeggiato nei giorni scorsi il terzo anniversario dall’entrata in vigore della legge sul Testamento biologico. Una legge che, sovente, è osteggiata dalle stesse istituzioni. È comunque incoraggiante vedere che dove le pubbliche amministrazioni commettono violazioni, le sanzioni non tardino ad arrivare.

In Campania abbiamo appena vinto una causa al fianco di un cittadino cui era stato negato dall’Ufficiale di Stato civile del proprio comune di residenza il deposito del Testamento biologico. La decisione giudiziaria costituisce un importante precedente perché riconosce che  i Comuni non hanno alcuna discrezionalità in tal senso e, dunque, non  possono rifiutarsi di raccogliere le DAT.

I malati intanto chiedono alle strutture pubbliche del Servizio Sanitario Nazionale la verifica dei requisiti previsti dalla Corte per poter procedere al suicidio assistito., ma è difficile portare a compimento alla luce del sole la procedura delineata dalla Corte per l’aiuto al suicidio. Vi è mancanza assoluta di conoscenza sulla materia.

Ad ottobre un malato ha ricevuto diniego  in pieno contrasto con la sentenza della Corte Costituzionale. Stiamo procedendo per via giudiziaria per affermare la volontà di una persona che in modo consapevole, autonomo e libero, in  condizioni sofferenza che purtroppo ci sono chiede legalmente in Italia.

Conquista e tutela della libertà di scelta sono, però, solo una parte degli impegni che come Associazione Luca Coscioni stiamo portando avanti. Siamo anche attivi sul versante della promozione della conoscenza di queste tematiche che portiamo avanti in vari modi. CitBot, l’intelligenza artificiale realizzata in collaborazione con Revevol Italia, è uno di questi. Ci sono, poi, i seminari che svolgiamo telematicamente, data la situazione attuale. Con i Giuristi per le Libertà dell’Associazione Luca Coscioni inauguriamo un ciclo di incontri sul Fine Vita che andrà avanti fino a metà febbraio.  

f.g.

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