Il 2 gennaio di ogni anno si ricorda l’anniversario della morte di Fausto Coppi, stroncato nel 1960 – a 40 anni – da una malaria contratta in Africa e non riconosciuta dai medici che lo ebbero in cura. “Il grande airone ha chiuso le ali”, fu l’attacco fulminante del necrologio di Orio Vergani sul Corriere della Sera, dando così l’ennesimo soprannome a quello che per tutti era il Campionissimo, con un palmarès sconfinato, ma che prima di diventare tale era “un semplice gregario” di Bartali, come amava ripetere lo stesso Coppi, e che la mitica maglia nera Luigi Malabrocca, tra i primi a vederlo dare le prime pedalate sportive già da dilettante, chiamava confidenzialmente “strafùso di Castellania”, il paese in provincia di Alessandria dove era nato e che dal 2019 si chiama ufficialmente Castellania Coppi.

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