(ussi)

L’avventura del giornalismo sportivo vero e proprio si incrocia, come detto, con i cambiamenti sociali di tutto
un popolo. E, proprio nel corso del XX° secolo, la società ha vissuto una straordinaria rivoluzione tecnologica
che ha pesantemente influenzato gli organi di informazione. Il quotidiano si è così trovato a lottare prima con
due nuovi concorrenti, radio e televisione, poi recentemente con il mondo di Internet. Tutti “rivali”(che rivali
non sono, ma forzano la “MEDIAMORFOSI”,ndr) in grado di soddisfare il nuovo bisogno delle masse per
esaltare l’immediatezza dell’informazione. La radio compie il suo trionfale ingresso nel mondo dello sport di
massa il 23 marzo 1928. Quel lontano giorno Giuseppe Sabelli Fioretti, redattore della “Gazzetta dello Sport”,
firma la prima radiocronaca di calcio della storia, scegliendo il successo dell’Italia sull’Ungheria per 4-3.
È l’inizio, ma c’è già chi osserva e capisce come far diventare la nascente radiocronaca un vero e proprio
spettacolo. Quest’uomo è Nicolò Carosio. Nei primi anni trenta questo giovane siciliano si trasferisce in
Inghilterra per motivi di lavoro e ascolta alla radio il racconto di una partita di calcio. L’idea è di Herbert
Chapman, allenatore dell’Arsenal, capace di inventare un sistema per far comprendere, attraverso la
radiocronaca, le varie fasi di gioco. Il pubblico che vuole seguire la partita “via etere” si può munire di una
scacchiera suddivisa nei vari settori del campo di gioco e, attraverso la voce del radiocronista, seguire
momento per momento l’evolversi della partita. Ciò che affascina il giovane Carosio è la voce, il modo
particolare di seguire quella partita e di raccontarla. Tornato in Italia propone la propria idea ai vertice della
neonata radio e convince i direttori inventando al momento la radiocronaca di una partita. Carosio inizia la sua
avventura con la radiocronaca da Bologna di Italia-Germania 3-1. Con i suoi “gol” e “quasi gol”, e soprattutto
con la descrizione in quella fortunata partita contro i tedeschi di un gol di Meazza, si crea il mito, non più
Nicolò Carosio, ma “Niccolò Carosio”, una sorta di marchio di fabbrica. Da quel momento il giovane siciliano
iniziò ad occupare le domeniche degli italiani con il racconto del secondo tempo della partita di cartello della
giornata. Carosio, in un lungo periodo in cui la diffusione dei giornali era ancora inferiore a quella dei giorni
nostri, divenne per molti giovani il simbolo vivente del calcio. A “laurearlo” come telecronista ci pensò la
nascente televisione ancora alla prese con i vari problemi tecnici.
La nascita del calcio in tivù ha una data precisa: il 5 febbraio 1950. Al Comunale si gioca il big match fra la
Juventus capolista di Boniperti e Parola, e il Milan diretto inseguitore con Buffon e il trio svedese. Per la
cronaca stravinse per 7-1 il Milan che non riuscì però a contrastare la corsa dei rivali bianconeri verso lo
scudetto. Ma, oltre che per il risultato, la partita rimane nella storia della televisione italiana perché
rappresenta il primo tentativo di trasmettere una partita in tv. Ovviamente ci si trova nel campo della
sperimentazione, dato che gli apparecchi televisivi erano pressoché sconosciuti al pubblico. Soltanto i
primissimi televisori, in vendita nei negozi, potevano trasmettere questo evento accompagnato dalla
telecronaca di Carlo Bacarelli. Quattro anni dopo la situazione era già mutata, e il televisore iniziava a fare
breccia fra le passioni degli italiani. Così il 24 gennaio 1954 la Rai trasmise dallo Stadio San Siro di Milano
l’incontro valido per le qualificazioni al Mondiale di Svizzera. La partita era Italia – Egitto, 5-1 con reti di
Pandolfini, Frignani, Ricagni e doppietta di Boniperti. Il gol di Egisto Pandolfini verrà ricordato come il primo in
diretta televisiva della storia italiana. Le voci narranti erano di Nicolò Carosio e Carlo Bacarelli, affiancati da
Vittorio Veltroni, il papà di Walter.
Già prima di questa partita, e precisamente il 3 gennaio 1954, s’iniziano le trasmissioni della più “vecchia” e
gloriosa trasmissione sportiva italiana, la “Domenica Sportiva”, evoluta poi da Enzo Tortora, dal 28 febbraio
1965, in un vero e proprio spettacolo serale antesignano degli odierni talk-show. Il 31 dicembre 1955 la Rai
effettua la prima vera e propria trasmissione di un evento calcistico del campionato italiano in diretta. La data
scelta è casuale, in quanto all’epoca i giocatori non avevano ancora diritto alla pausa di Natale e Capodanno.
Partite trasmesse furono Roma – Atalanta 0-0 e, a seguire, Napoli – Fiorentina 1-1. Il calcio in televisione
festeggerà quindi il mezzo secolo di vita nel 2004, in occasione del campionato europeo che si terrà in
Portogallo. Il 1954 è l’anno dei mondiali di Svizzera e, precisamente il 16 giugno 1954 l’allora nascente
Eurovisione mandò in onda la partita inaugurale del campionato mondiale, allora Coppa Rimet, giunto alla
quinta edizione. In quello stesso mese di giugno i televisori, in Italia, sull’onda lunga del mondiale, passano da
STORIA DEL GIORNALISMO SPORTIVO – [Contenuti assemblati da internet] – Ottobre 2012
A cura di I.Z.
20 a 60 mila unità. Si comincia con la partita inaugurale Jugoslavia – Francia con gli jugoslavi che superano i
francesi con un gol di Milutinovic, il primo visto anche al di fuori dello stadio in tutta Europa. Un fatto epocale,
il calcio infatti superava le barriere dello stadio per cominciare ad affascinare un pubblico di dieci, cento, mille
volte superiore a quello assiepato sulle gradinate. A quell’incontro ne seguirono altri otto. L’ultimo,
ovviamente, riguardò la finale vinta dalla Germania sull’Ungheria in un clima denso di sospetti. Per quanto
riguarda la missione italiana in Svizzera, le partite trasmesse furono due, entrambe contro i padroni di casa
rossocrociati, per un totale finale di nove incontri. In entrambi i match l’Italia venne sconfitta per 2-1 e 4-1, ma
le riprese televisive iniziarono a svolgere la futura funzione di “smascheratrice di errori”. Infatti l’arbitro
brasiliano Viana, poi radiato, annullò ingiustamente nella prima partita una rete regolare di Lorenzi, sbarrando
così la strada ad una possibile vittoria italiana per 2-1 sugli svizzeri. I diritti televisivi sono altissimi per quel
tempo: 3 milioni di franchi svizzeri, circa 400 milioni di lire del tempo, spettano alle sedici squadre finaliste,
mentre un milione resta nelle casse degli organizzatori elvetici. Intanto i tempi, come le tecnologie, cambiano
e la Rai si trova nel 1960 a fronteggiare il trionfo delle Olimpiadi di Roma.

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