C’erano ancora le case con il camino, con le cucine molto ampie, dove si viveva gran parte della giornata, spesso con due porte di accesso. In queste cucine c’era spesso il focolare, un camino molto grande, con la base del fuoco alta, quasi ad un metro da terra. Le cucine con la famosa credenza, quella con tanti sportelli e cassetti, l’antenata del pensile, così come i fornelli con la bombola del gas era l’antenata del piano cottura. Ebbene, tutti i ragazzini di allora, si sbrigavano a correre, la mattina della Befana, appena svegli, a vedere cosa c’era sotto il camino, quali regali aveva lasciato la vecchina con la scopa, in cui si credeva un pò, almeno per qualche tempo. Non c’era Babbo Natale, almeno nelle famiglie del ceto medio, quelle degli operai, che portavano a casa i soldi per permettere alla madre casalinga di andare avanti fino alla fine del mese. Per cui la Befana era l’unica oasi felice per quei bambini che di giocattoli ne vedevano davvero pochi, che giocavano più che altro all’aria aperta, correndosi appresso, giocando a nascondino.

Il primo pensiero del mattino era anche l’ultimo della sera, prima di addormentarsi: quali giocattoli ci sarebbero stati dentro la calza della Befana. Già, perchè era proprio una calza vera, quelle che si infilavano ai piedi, non quelle confezionate e supercolorate di oggi. Dentro c’era sempre un pezzo di carbone, dolce, buono a mangiarsi, a ricordare che qualche marachella era stata commessa. Poi gli immancabili mandarini. Infine il “pezzo pregiato”, una pistola, da cow boy, con i ditalini, delle strisce di platica da cui si staccavano dei piccoli cilindretti di plastica contenenti un pizzico di polvere da sparo, che, quando si premeva il grilletto, facevano il botto. Che bello, che gioia! 

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