L’Ignis è stata una presenza fissa nella grandi manifestazioni cestistiche degli anni ’70, all’estero e in Italia, insieme alla storica rivale della Simmenthal Milano.

Corre l’anno 1970, la guida della squadra è affidata ad Aza Nikolic, santone del basket jugoslavo, per anni selezionatore della nazionale, prima di accasarsi a Belgrado, con cui ha vinto lo scudetto in patria, e poi a Padova, dove si è guadagnato la palma di allenatore dell’anno. L’uomo è severo, tenace, anche duro talvolta; predica il verbo del lavoro ad oltranza ed ha la presunzione di sapere quel che ciò può significare: la vittoria. E vittoria sia.

Varese entra in lizza agli ottavi di finale, eliminando senza troppi patemi i finlandesi dell’Honka. Nel girone a quattro con Cska Mosca (o Armata Rossa, come viene comunemente chiamata a quei tempi), Villeurbanne e Stella Rossa chiude seconda alle spalle dei sovietici, perdendo netto in trasferta, 83-60, ma altrettanto nettamente vincendo davanti al pubblico amico, 79-59.

La squadra è competitiva ai massimi livelli, e lo ha dimostrato proprio nella sfida con i detentori del trofeo; in semifinale Varese si conferma con il Real Madrid, finalista dodici mesi prima e vincitore in Coppa dei Campioni nel 1967 e nel 1968, e raggiunge il traguardo della finale passando di misura in Spagna, 90-86, per poi dominare nel ritorno in casa, 103-78, trascinata da Ricky Jones che segna rispettivamente 29 e 36 punti. Ad attendere l’Ignis c’è una squadra che incute timore, il Cska Mosca – o Armata Rossa, fate voi.

L’ultimo atto va in scena a Sarajevo, il 9 aprile 1970, al Palasport Skenderija, e per Nikolic è una sorta di ritorno a casa, nativo com’è proprio della città bosniaca. Aldo Ossola in regia, Dodo Rusconi guardia, il messicano volante Manuel Raga e Ricky Jones alle ali, il ventenne Dino Meneghin sotto i tabelloni: questo il quintetto che scende in campo, con capitan Ottorino Flaborea prezioso sesto uomo, ben spalleggiato da Paolo Vittori. I sovietici si affidano al leggendario Sergei Belov e al gigantesco Vladimir Andreev, ma per loro la serata si rivelerà una cocente delusione.

Nikolic è un maestro della difesa ed organizza con Jones e Meneghin una guardia attenta su Andreev, che verrà tenuto a 12 punti. Varese è avanti nel punteggio fin dalle battute iniziali, con Meneghin terminale offensivo che segna con continuità, 20 punti, e Manuel Raga immarcabile nel primo tempo in cui mette a referto 15 punti. L’Ignis costruisce buone trame offensive ed allunga al vantaggio massimo sul 21-6 ma i sovietici non si arrendono e tornano sotto con Andreev e Zharmukhamedov, 14 punti alla fine. All’intervallo Varese conduce in doppia cifra, 44-34 ma perde Jones, espulso per avere replicato con le cattive ad una gomitata di Medvedev, ed ha giocatori importanti come Ossola, Rusconi e Meneghin gravati dai falli.

Nel secondo tempo Belov, miglior marcatore della gara con 21 punti, suona la riscossa e il Cska si avvicina a meno due, sul 52-50, anche grazie a Sidjakin che esce dalla panchina e contribuisce con 18 punti. Ma è un fuoco di paglia. La difesa di Varese è efficace, Zharmukhamedov esce per falli, Andreev è ben contenuto e Flaborea va più volte a bersaglio con l’uncino che lo ha reso celebre e che strappa applausi agli italiani presenti sulle tribune. Il suggello alla vittoria è di Meneghin, che si carica la squadra sulle spalle e la conduce al primo successo in Coppa dei Campioni.

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