Erano i tempi in cui si coltivavano sogni per il futuro, che molto spesso si concretizzavano, anche da parte di gente che purtroppo ci ha lasciati, portata via da un destino crudele. Quando abbiamo scritto di Giacomo Stramaccioni, ad esempio, abbiamo avuto davvero una fitta al cuore. Una roccia, una quercia, che riusciva a primeggiare sia nel basket sia nella pallavolo.

I suoi sogni li aveva realizzati con tempi da record. Una volta messe da parte le sue “imprese” sportive, infatti, aveva fatto una carriera fulminea nell’Arma dei Carabinieri. Agli inizi degli anni novanta, da giovane capitano, aveva assunto il servizio d’ordine dello stadio di Cagliari, per le partite della serie A. Appena poteva, tornava a Viterbo e ci veniva a trovare in tribuna stampa – alla Palazzina – per le partite della Viterbese. Oppure ci davamo appuntamento per un caffè il giorno prima e mi faceva un po’ sorridere, quando lo vedevo arrivare con una vecchia Fiat Uno targata Cagliari, color rosso acceso, che non passava di certo inosservata.

Poi, successivamente, ci raccontava di missioni davvero pericolose, in Sudamerica, in mezzo ai più pericolosi “venditori di morte”. Oppure alla cattura di uno dei più ricercati boss del Sud, quando spesso si ritrovavano Carabineri e Polizia sullo stesso obiettivo. Era sempre bello parlare insieme, anche successivamente, al comando nazionale di Piazza Ungheria, a Roma.

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