E’ nato a Belo Horizonte. Come Cerezo e altri importanti giocatori brasiliani. E’ un “calciatore di Cristo”, come Cavani e altri noti uomini di sport. Ora vuole diventare l’alfiere di Viterbo, vuole intraprendere un ciclo nella città dei Papi. Ci ha messo un pochino per ingranare, poi il suo rendimento ha avuto l’attesa impennata.

Otavio Mendes Murilo era stato altruista nella gara contro la Turris, preferendo mandare in gol Tounkara anziché cercare di segnare in prima persona. Poi è arrivata la domenica del “San Nicola”, quando è toccata a lui. Ha cercato – e trovato – il gol che ha permesso alla sua squadra di espugnare Bari.

Ha segnato di testa, nonostante la sua storia calcistica parli soprattutto di piedi e di velocità. Calcia bene con entrambi i piedi, gli piace fare qualche numero in stile ‘joga bonito’. Del resto è un Brasiliano. Qualcuno, nel recente passato, lo ha paragonato a Pato e lui pensa anche di somigliargli un po’, come caratteristiche, ma non accetta minimamente un paragone con un grande campione. Ha ammirato pure Ronaldo, Ronaldinho. Ha “studiato” Cavani, durante la sua breve esperienza – da giovanissimo – a Napoli. Murilo e la Viterbese, la scommessa del presidente Romano, la mediazione del diesse Facci, che lo ha convinto, insieme al massimo dirigente gialloblu, dopo la delusione di Livorno. Avrebbe voluto aspettare qualche offerta dalla serie B, ma alla fine Romano lo ha convinto, promettendogli che non sarebbe stata una Viterbese da zona retrocessione e che, soprattutto, il prossimo anno, sarebbe stata potenziata per obiettivi più prestigiosi.

IN COLLABORAZIONE CON IL CORRIERE DELLO SPORT

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