Uno dei più forti cestisti italiani nasce, in realtà, come corridore di ciclismo. A poco più di dieci anno lo fece salire in sella il fratello Vendramino Bariviera, detto Mino o il Giaguaro. Dodici anni più vecchio, era il suo idolo, che vinse sei tappe al Giro d’Italia, oltre alla Milano-Vignola e alla Coppa Placci.  “Barabba” corse per un paio di anni, ma era troppo alto per il ciclismo e quando arrivò all’altezza definitiva non c’erano biciclette per corridori così alti. Seguivo il fratello Mino alle corse, gli faceva un po’ da meccanico e se serviva anche da massaggiatore. Disputò pure  le Olimpiadi di Roma e per Renzino fu una grande emozione vederlo correre. 

Provò con l’atletica e si ritrovò in palestra, dove, per puro divertimento, faceva le schiacciate al canestro. Lo videro i dirigenti del Padova e lo misero subito sotto contratto: iniziò così la sua carriera nella pallacanestro.

Una grande carriera, con titoli e canestri a ripetizione, con ganci e schiacciato, come solo lui e pochi altri sapevano fare in quel periodo. E’ stato anche l’artefice della prima – storica – vittoria della nazionale italiana sugli Usa, ai mondiali 1970, grazie al suo canestro, un gancio, proprio all’ultimo secondo per l’epico 66-64.  

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