PALLONE

Ricardo Bochini, detto “El Bocha”, di quasi sette anni più anziano di Maradona, essendo nato il 25 gennaio 1954 a Zarate, città di poco meno di 100mila anime nel Nordest della Provincia di Buenos Aires, e che, tra le altre cose, vanta un record di fedeltà raramente riscontrabile in Sudamerica, vale a dire aver svolto l’intera sua carriera – durata ben 20 stagioni – con un solo Club, ovvero l’Independiente, con cui ha condiviso il periodo di maggior fulgore.

E sono proprio le imprese dei “Diablos Rojos”, dominatori della “Copa Libertadores” di inizio anni ’70, a far innamorare il giovane Diego di quel ”numero 10” all’apparenza tracagnotto e sgraziato, ma che aveva una visione di gioco ed un’intelligenza calcistica senza pari, per mettere in pratica la quale non aveva bisogno di correre, anzi, come spesso da lui sostenuto “il fatto che un giocatore dotato di talento debba anche sudare in campo mi sembra una contraddizione …”.

Certo, rimodulata al Calcio di oggi, un’affermazione del genere appare alla stregua di una bestemmia, ma all’epoca, con marcature meno asfissianti e pressing pressoché inesistente, una tale asserzione poteva avere dei proseliti, specie per l’ideatore e successivamente rifinitore de “La pausa”, che tradotto in termini più comprensibili, starebbe a significare “il passaggio ritardato” …

Di cosa si trattasse è semplice, vale a dire non disfarsi della palla “di prima”, ma attendere quell’attimo che serve a far muovere la difesa avversaria per poi “inventare” il passaggio filtrante in modo da trovare il compagno nella posizione ideale per calciare a rete, una tecnica che lo stesso Maradona avrà modo di utilizzare, specialmente nell’occasione più importante.

E, del resto, uno dei più grandi estimatori di Bochini resta altresì l’altra “vedette” argentina del periodo, ovverossia l’attaccante Jorge Valdano, il quale non si fa scrupoli nel sottolineare come: “il fantasista dell’Independiente si può paragonare ad un ladro che cerca la combinazione per aprire una cassaforte, in questo caso rappresentata dalla difesa avversaria, e con un solo tocco riusciva nell’intento …!!”.

Come detto, la formazione di Avellaneda – dopo aver già conquistato due Libertadores a metà anni ’60, con successive sfide (perse …) con la “Grande Inter” del Mago Herrera per la Coppa Intercontinentale – vive ad inizio anni ’70 il suo periodo di massimo splendore, ed allorché Bochini fa il suo debutto in “Primera Divsion” il 25 giugno 1972 subentrando, appena 18enne, ad Hugo Saggiorato ad un quarto d’ora dal termine della sfida persa per 0-1 contro l River Plate, i “Diablos Rojos” si erano già laureati, un mese prima, per la terza volta Campioni del Sudamerica, superando nella doppia Finale (0-0 e 2-1) i peruviani dell’Universitario di Lima, grazie ad una doppietta di Eduardo Maglioni.

Le imprese continentali distraggono l’Independiente dai tornei nazionali – all’epoca in Argentina si disputavano due Tornei, il “Metropolitano” ed il “Nacional” – con Bochini a mettere a segno la sua prima rete ancora in una sconfitta, stavolta per 1-2 nel derby contro il Racing Club, al 3’ della ripresa del match disputato il 19 novembre 1972 …

Nel frattempo, la formazione allenata da Roberto Ferreiro aveva fallito per la terza volta – dopo le citate sfide contro l’Inter – l’assalto alla Coppa Intercontinentale, contro il fantastico Ajax Amsterdam dell’epoca, con gli olandesi ad impartire una severa lezione al ritorno allo “Olympiastadion” (3-0, con acuto di Neeskens e doppietta di Rep …) dopo l’1-1 dell’andata al “Doble Visera” …

E Bochini, ritenuto ancora troppo giovane per tali appuntamenti, ha l’opportunità di assistere dalla tribuna alle evoluzioni di un certo Johan Cruijff – sua la rete di apertura in Argentina – così da non smentirsi neppure in detta circostanza allorché, richiesto di un parere sulla stella olandese, se ne esce con un “Corre mucho, pero juega bien …!!”, a ribadire la stranezza che un giocatore di tale tecnica dovesse anche sobbarcarsi un così massacrante lavoro su e giù per il terreno di gioco.

Dinamicità a parte, ad accorgersi per prima delle qualità di Bochini è una squadra italiana, vale a dire la Juventus, che affronta l’Independiente in gara unica disputatasi allo “Stadio Olimpico” di Roma a fine novembre 1973 per l’assegnazione della Coppa Intercontinentale.

Quella “magia” – che consente all’Independiente di fregiarsi per la prima volta del Trofeo – rappresenta una sorta di “esame di laurea” superato a pieni voti per Bochini, che da quella sera romana non avrà più rivali in squadra per quanto attiene alla ambita “camiseta n.10”, mentre i “Diablos Rojos”, con lui in cabina di regia, allungano a quattro la striscia di vittorie consecutive nella “Copa Libertadores” …

Nella Finale 1974, avversari i brasiliani del San Paolo, dopo la sconfitta per 1-2 al “Morumbi” nella gara di andata, è proprio Bochini a suonare la carica sbloccando il risultato poco dopo la mezz’ora al ritorno, rete poi raddoppiata da Balbuena ad inizio ripresa, ma poiché le norme dell’epoca non consideravano la differenza reti nel doppio confronto, si rende necessario uno spareggio, deciso da un rigore trasformato da Pavoni sul campo neutro di Santiago del Cile.

G. Manenti

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