La Viterbese del 2004  aveva rischiato di spiccare il volo verso la serie B. Erano i primi accenni di un’estate che cominciava a delinearsi sotto l’aspetto meteo, ma che aveva ancora tanto da riservare, in negativo, alla gente gialloblu, che assistette incredula ad uno dei più assurdi fallimenti societari.

Da quella Viterbese dissoltasi nel nulla molti giocatori spiccarono il volo verso le categorie superiori. Tra questi proprio Sandro Gazzi, centrocampista silenzioso, rimasto fedele alle tradizioni di una volta. Ed anche ai valori di un tempo, ad un corpo “color carne”, da far intravedere sotto la divisa gialla e blu.

Distantissimo, perciò, dai portatori di creste, drivers di “macchinoni”. Senza scarpe colorate, tanto è vero che al suo esordio col Palermo era l’unico con le classiche, tutte nere, ai piedi. Una sorta di Marziano che resiste ancora. Per fortuna!   

Anche la sua presentazione, ad una tv torinese, al suo arrivo in maglia granata, era stata del tutto “anticonformista”. “Mi chiamo Alessandro Gazzi – aveva esordito – sono nato a Feltre, in provincia di Belluno, il 28 gennaio 1983, da papà Francesco e mamma Dolores. Ho una sorella, Rebecca, di tre anni più piccola di me. Sono sposato dal 2007 con Deborah e ho tre figlie: Camilla, Nicole ed Emily. Il calcio è la mia sfida vinta contro l’introversione, la timidezza e i silenzi del mio essere.”

In effetti il Gazzi gialloblu era davvero taciturno e strappargli delle battute per un articolo era impresa ardua. Però doveva cresce ancora, raggiungere quella maturità di uomo adulto, capace di rielaborare tanti pensieri. Comprò un libro in cui lesse un concetto sconosciuto. Scambiò mail con un suo ex preparatore atletico. Acquistò altri libri – allargando gradualmente orizzonti – e la nuova strada intrapresa lo portò, sul web, a cercare di raccontare, attraverso le parole, il suo mondo interiore.

 

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