Andremo sicuramene controcorrente, ma non è un problema, quando si esterna un pensiero frutto di una elaborazione mentale, oltre che delle sensazioni visive. Andremo controcorrente, ma queste commistioni a noi non piacciono, Neanche se fosse al contrario. Neanche se il calcio d’inizio di una partita di calcio fosse preceduto da un assolo di Vasco Rossi e di Ligabue. Segno dei tempi che cambiano? Forse, ma non ci piace.  Con Sanremo ci siamo cresciuti. Con quelle canzoni che ancora oggi vengono cantate e a cui si rifà il look, continuando a immortalarle tra i miti, come “Lontano lontano”, “Canzone per te”, “io mi fermo qui”.

Da un po’ di anni abbiamo smesso di seguirlo. Non ci è più piacito più, da quando è diventato una interminabile maratona di personaggi svariati, ospiti stranieri, gente fuori dalla musica. Ci siamo fermati a “Perdere l’amore”, “Uomini Soli”, “Chiamami ancora amore”, quest’ultimo il tentativo riuscito di un cantautore cosiddetto impegnato come Roberto Vecchioni.

Ho visto accidentalmente un filmato di questo Sanremo con il calciatore straniero, accanto al presentatore. L’interrogativo si è fatto più pressante: ma che c’entra un calciatore con la musica? Nulla. 

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