La Viterbese vuole scrivere il suo “romanzo” con Camilleri!. Ovviamente non con Andrea, il compianto “padre” del Commissario Montalbano, ma con Vincenzo, un altro “figlio di Trinacria”, il calciatore, il difensore che ha contribuito al rilancio del gruppo di Taurino. Vincenzo Camilleri è nativo di Gela, come sua moglie e la piccola bambina, anche se la sua carriera l’ha portato continuamente a girare per l’Italia.
Adesso la sua realtà – la sua casa – è Viterbo e lo sarà anche per la prossima stagione, visto il suo contratto biennale con la società gialloblu, che l’ha inserito in un progetto più ambizioso per il prossimo anno. Dalla Sicilia se ne è andato presto, addirittura a dodici anni, con quel pallone tra i piedi ed in testa i sogni di un ragazzino che vuole fare il calciatore. A diciassette anni subito la grande emozione di esordire in serie A con la Reggina. Poi il sogno-Juve, con due presenze in Europa League, ma anche gli infortuni, il ginocchio, la frattura alla tibia.

La Juventus che non lo riscatta, il prestito alla Feralpi Salò per rimettersi completamente dall’infortunio e anche una esperienza al Cagliari, prima di iniziare il lungo “tour” calcistico. Quello di un difensore che, se avesse giocato negli anni settanta, avrebbe probabilmente assunto il ruolo di libero, di quei liberi bravi nell’impostazione, di quelli eleganti, che uscivano a testa alta dalla propria area.

Il presente è gialloblu,  l’allenarsi con impegno, per potersi presentare al cospetto del Potenza al top della condizione e della concentrazione. Lui, calciatore con quel cognome importante, in Sicilia.

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