.La prima “trasferta” a Via Oslavia avvenne a bordo di una Fiat “Giardinetta” – stracolma – di Virgilio Ricci, tra i pochissimi a possedere un’automobile. Ricci si improvvisò dirigente e partì alla volta del quartiere “nobile”, mentre qualcuno rimasto a piedi lo accompagnò Don Giuseppe Giulianelli, che cominciava ad affiancare Don Pietro nell’attività pastorale.

L’Armata Brancaleone, a confronto, quasi scompariva, ma da quel gruppo decisamente non bellissimo a vedersi uscì fuori tanta grinta ed un tiro di punta da metà campo che superò i favoritissimi giocatori della locale squadra dei Cappucini, i quali masticarono amaro e chiesero, anche spalleggiati da qualche papà, a tutti i costi una rivincita.

In quell’InterDuomo c’era pure gente in gamba, anche se poi finire in una squadra vera di calcio era difficilissimo. Baldini, Facchinetti, Bonifazi, Panza, Coccia, Morbidelli, Carinci, Baggiani, Carinella, Tufano, Taffuri e tanti altri continuarono a divertirsi così, finché tutto venne fagocitato dall’evolversi delle cose, dalla mostruosa metamorfosi del modello sociale e giovanile. Tutto finì, ma quel verso di una canzone di Massimo Ranieri “mangiavo in fretta eppoi correvo via: quanta emozione, un calcio ad un pallone…” fu per molti il tema portante di una infanzia serena.

DAL LIBRO “TUTTI IN CAMPO!”

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