ciclismo

NEL GIORNO DEL SUO COMPLEANNO …

Torniamo al ciclismo e ai suoi corridori, quelli cominciati a conoscere quando c’era “fame” di sport in tv. Quelli che facevano benissimo i gregari, la cui carriera, a dispetto delle vittorie di pregio non colte, hanno sempre trovato l’ideale collocamento nella storia del pedale. Uno di questi era Robertino Poggiali, Fiorentino con tutte le carte in regola per emergere, ma che si vide tuttavia relegato, non essendo dotato di spunto veloce, al ruolo di aiutante. Meglio detto, appunto,  gregario. Magari anche di “lusso”, ma pur sempre gregario, che, peraltro, è un termine nobilitato, visto che all’origine del ciclismo era chiamato soltanto “portaborracce”. Ha speso una carriera al servizio di compagni indubbiamente più forti di lui, come Felice Gimondi e Francesco Moser, a cui regalò le sue qualità non comuni e tanta affidabilità. Alla fine fu un protagonista del ciclismo degli anni sessanta e settanta, un possibile leader non esploso come tale, ma poi sempre puntuale nelle cronache di corsa, spesso presente negli ordini d’arrivo. Insomma, un luogotenente con la “L” maiuscola, rintracciabile pure in qualche albo d’oro di rilievo.

Ottimo dilettante, Poggiali vince tra l’altro il campionato italiano di categoria nel ‘62 ed una tappa al Tour de l’Avenir, per poi passare professionista l’anno seguente, a ventuno anni e mezzo, senza inseguire il miraggio delle Olimpiadi di  Tokyo. E già alla prima stagione, corsa con la maglia della Lygie, Robertino disputa un buon Giro d’Italia, chiudendolo al ventiquattresimo posto e contribuendo alle vittorie in serie del suo capitano, Vito Taccone.

Scioltasi la Lygie, il Fiorentino approda alla Ignis, migliorandosi al Giro d’Italia dove si piazza quattordicesimo. Mette la sua firma su una classica storica come la “Freccia Vallone”. Quel giorno, quello della memorabile vittoria in mezzo al maltempo, è anche il giorno dell’esordio del “Cannibale” Eddy Merckx. Roberto si trova nella fuga decisiva a tre con  Gimondi e Simpson, battendoli sul traguardo di Marcinelle, tristemente nota per il “mostro” pedofilo.

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