(cdm) Paolo era uno di quelli cresciuti insieme a noi, metaforicamente parlando. Coetaneo, come tanti campioni di quegli anni settanta. Poco più che ragazzi, in salita vertiginosa nel calcio, esattamente mentre io cercavo di combinare qualcosa in ambito giornalistico. Era un po’ come conoscersi. Nasceva – pensando a lui – una sorta di familiarità fittizia, foraggiata dalle immagini tv e dagli articoli sui giornali. Lo avevo visto giocare dal vivo nel tardo autunno del settantesi, a Terni. Fece di tutto. Segnò una tripletta dando fondo al suo repertorio, un gol di rapina, di piede, uno di testa, sgusciando in mezzo a difensori ben più grossi di lui, e su rigore, causato dal fallo di un avversario che non sapeva come fare per bloccare questo sgusciante ventenne nato in Toscana.

Che con quelle qualità avrebbe potuto fare molta strada nel calcio non era neanche difficile da pronosticare. Di sicuro, però, era impossibile pensare che neanche due anni dopo potesse esplodere in Nazionale, partecipare ai Mondiali in Messico, diventandone uno dei protagonisti. Oppure che sarebbe risorto immediatamente dal buio del calcio scommesse e diventare il simbolo – con quell’indimenticabile numero venti sulle spalle – dei Mondiali vinti dall’Italia in Spagna nell’ottandaue.  

Giocatore capace di vincere pure il pallone d’oro, iscrivendo il proprio nome in un elenco dorato di celebrati campioni. Non mi è piaciuto soltanto il suo “canto del cigno”, come per tutti i declini dei grandi campioni. Vederlo giocare mestamente l’ultima stagione al Verona, ormai lontano dai fasti spagnoli. Un destino comune a molti. O quasi. Uno come Platini – invece – riuscì ad evitare    questo patetico aspetto, lasciando quando era ancora al top. Rossi, bello e vincente. Non ha fatto più parlare – dopo la squalifica – per qualcosa di sbagliato, anche dopo aver smesso di giocare. Il suo lavoro da opinionista televisivo l’ha sempre svolto con serietà e toni bassi. Apprezzabile, inoltre, l’aver accettato il tempo che passa al naturale, con i suoi capelli che sono diventati ben presto grigi e così son rimasti fino alla fine. Leggendo quelle toccanti parole di Simonetta ho ripensato a quel pomeriggio di Terni, con quella maglia del Lanerossi Vicenza, che riuscì a portare, insieme ad altri bravi compagni di squadra, umili e poco pagati, in alto, alla promozione in serie A. Addirittura al secondo posto della classifica dietro la Juventus.

error: Content is protected !!