pallone

di Massimo Prati

 
In occasione della nascita di James Spensley, propongo un estratto del mio libro in cui parlo di lui.
In effetti, come si può facilmente intuire dal titolo, “Gli Svizzeri Pionieri del Football Italiano” è essenzialmente incentrato sul contributo dei giocatori elvetici al calcio nel nostro paese, nel suo periodo pionieristico.
Nel libro, però, ho ritenuto doveroso parlare di tre inglesi che sono figure da cui non si può prescindere se si parla della storia della del football italiano: James Spensley, Herbert Kilpin e William Garbutt.
Ecco la parte dedicata a James Spensley:
“Per molti dei giocatori citati, come abbiamo appena visto, i dati a disposizione non sono sempre numerosi e dettagliati. Per contro, in relazione a Enrico Pasteur, Alfred Cartier, Etienne Bugnion e, soprattutto, Henri Dapples ed Edoardo Pasteur sono a disposizione molteplici fonti, di una certa importanza, che permettono di ricostruire i lori profili e le loro biografie, da un punto di vista sportivo, professionale, familiare e sentimentale, a volte anche con risvolti molto interessanti. Ma, prima di sviluppare questi punti, essenziali nell’ambito di questa ricerca, vorrei aprire una parentesi per fare riferimento a due giocatori inglesi dello stesso club genovese, perché anch’essi possono essere ritenuti dei ‘pionieri’. In un caso, arriverei addirittura a dire che si potrebbe parlare di ‘eroe dimenticato’.
E allora, nell’ambito di un lavoro dedicato alla ‘Memoria’ di alcuni importanti atleti svizzeri, perché non dedicare un ricordo a qualcuno appartenente a quello stesso ambiente, degno di altrettanto rispetto, ma originario di un paese diverso?
La prima personalità di cui vorrei parlare è dunque il Dottor James Richardson Spensley. Calciatore, con i ruoli di portiere e difensore, allenatore, organizzatore e, per certi aspetti, ‘Padre del Football Italiano’. Spensley, originario dello Yorkshire, ma nato a Londra nel 1867, era una persona di grande cultura, appassionato di filosofia e lingue antiche (greco e sanscrito). La sua principale attività professionale era appunto quella di medico, ma ebbe modo di lavorare anche come corrispondente del Daily Mail. Arrivò a Genova nel 1896, sbarcando in questo porto italiano per occuparsi delle cure dei marinai inglesi. Ma si integrò rapidamente nel Genoa Club, divenendo il principale responsabile della sezione di calcio e, d’altra parte, si integrò altrettanto bene nella vita sociale della capitale della Liguria.In qualità di calciatore, vincerà il primo titolo nazionale, e poi altri cinque negli anni successivi, per un totale di sei campionati su sette stagioni: 1898, 1899, 1900, 1902, 1903, 1904.
Ma, anche in veste di semplice cittadino, il suo impegno fu di pari livello. Durante un viaggio nel Regno Unito conobbe personalmente Robert Baden-Powell, padre dello scoutismo e fondatore di un movimento che oggi conta decine di milioni di associati. In occasione di una presentazione di un’opera fondamentale nella storia di questa forma di associazionismo, scritta appunto da Baden-Powell, ‘Scouting for Boys’, Spensley ricevette una copia autografata del libro direttamente dall’autore. Di ritorno a Genova, ed in collaborazione con un insegnante italiano ed un filantropo inglese, Mario Mazza e Francis Vane, Spensley organizzò un’assemblea pubblica con lo scopo di divulgare i valori dello scoutismo e, poco dopo, questo movimento incomincerà ad avere una certa diffusione. Di conseguenza, James Spensley può essere anche considerato uno dei padri dello scoutismo italiano.
Giocatore attivo fino a quasi l’età di quarant’anni, dopo essere restato nel Genoa con la responsabilità di allenatore, Spensley abbandonerà definitivamente il mondo del football. Allo scoppio della prima guerra mondiale, il dottore inglese fu inquadrato nel Royal Army Medical Corps, e inviato sul fronte occidentale. Sarà ferito mortalmente mentre, sul campo di battaglia, si stava occupando delle cure di un soldato tedesco. Trasportato all’ospedale di Magonza, in Germania, morrà qualche tempo dopo, il 10 novembre 1915. Negli anni Novanta, un tifoso del Genoa[1] ha individuato la sua tomba nel cimitero militare di Niederzwehren, a Kassel, in Germania. Da allora, alcuni tifosi rossoblù hanno preso l’abitudine di recarsi in quel cimitero per rendere omaggio a James Spensley, lasciando dei fiori rossi e dei fiori blu, oppure sciarpe e gagliardetti, sulla tomba del medico inglese”.
Massimo Prati, “Gli Svizzeri Pionieri del Football Italiano”, Urbone Publishing, 2019.
[1] A questo proposito, vedere l’articolo di Giuseppe Marcenaro, apparso su Il Secolo XIX, il 14 giugno 2016, ‘In Morte del Dottor Spensley. I Resti Ritrovati di James R. Spensley, Fondatore del Genoa’, pag. 39.
Nota dell’autore. Nel titolo de “Il Secolo XIX” c’è un imprecisione: James Spensley non fa parte dei fondatori del Genoa.
Nella foto (oltre alla copertina del mio libro) James Spensley. Genova 27 marzo 1904. Genoa-Juventus 1-0. Stadio di Ponte Carrega. Il medico inglese a difesa della porta del Genoa (Archivio Fondazione Genoa).
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