pallone

di Massimo Prati

 
Un pioniere del nostro calcio di cui parlo nel mio libro, “Gli Svizzeri Pionieri del Football Italiano”:
“Edoardo Giacomo Pasteur è nato a Genova, il 29 maggio del 1877, ed è deceduto nella stessa città, il 19 settembre del 1969. Pasteur era originario del Canton di Ginevra e del Canton Vaud [ vedi nota 1] e, secondo alcune fonti, fece i suoi studi a Berna e a Losanna. Questo importante personaggio nella storia del Genoa sarà, per certi aspetti, anche una figura poliedrica, con molteplici ruoli nel mondo dello sport: giocatore, allenatore, dirigente di club, commissario, dirigente della Federazione Gioco Calcio, presidente, arbitro, giornalista, membro della commissione tecnica della squadra nazionale, produttore di articoli sportivi. A partire dal 1909, sarà promotore del progetto di costruzione dello stadio nel quartiere di Marassi. Struttura che sarà inaugurata il 14 maggio del 1911[ vedi nota 2] e che, con i suoi 111 anni di vita è lo stadio più antico d’Italia ancora in uso tra i professionisti, il Luigi Ferraris (anche se inizialmente non si chiamava così). Stadio che i tifosi del Genoa, con un misto di affetto e rispetto, hanno soprannominato ‘Il Tempio’, in virtù del loro amore per la squadra che gioca da più di cent’anni in quel campo; un amore che ha quasi i tratti di pratica religiosa. Credo si possa affermare, senza timore di essere smentiti, che la vita di questa persona sia stata una vita interamente dedicata al calcio. In qualità di giocatore, Edoardo Pasteur ha vinto sei campionati italiani, negli anni: 1898, 1899, 1900, 1902, 1903 e 1904.
A distanza di molti decenni, in un’intervista che risale al 1965, Edoardo Pasteur tornerà a parlerà delle prime stagioni del calcio italiano. Si tratta di una testimonianza, per certi aspetti, dai tratti romantici ed emozionanti, che non lascia sicuramente indifferente chi ama il calcio. Le sue parole non hanno bisogno né di commenti né di spiegazioni. E penso che la maniera migliore di chiudere questo capitolo, dedicato al Genoa, sia di ascoltare il resoconto di questo rappresentante di un calcio d’altri tempi. Ma prima di dare la parola ad Edoardo Pasteur, volevo lasciare spazio ad un’altra nota personale. Nella testimonianza che mi accingo a proporre sentiremo parlare di quello che, probabilmente, è stato il primo terreno di football in Italia o, in tutti i casi, uno dei primi, situato in una piazza alla periferia di Genova: la Piazza d’Armi di Sampierdarena. A dire il vero, nel 1893, più che una piazza quel luogo era un enorme spiazzo, una vasta spianata disabitata. Oggi quello spazio esiste ancora, sebbene di dimensioni ridotte, ed è stato trasformato in parcheggio condominiale all’aperto, in un popoloso rione. Ma fino alla fine degli anni Sessanta e gli inizi degli anni Settanta il campo da gioco esisteva ancora. Parlo con cognizione di causa perché in quel rione ci sono nato, ci ho vissuto per trent’anni e la mia famiglia continua a viverci dal 1962. Quand’ero bambino, uscivo di casa e andavo a giocare a pallone in quel campo con gli amici di allora. Ovviamente, ai tempi ignoravo che si trattasse di un campo così ricco di storia. Solo a distanza di cinquant’anni, leggendo una pubblicazione, ho scoperto, con una certa fierezza, e con grande piacere, che il rettangolo di gioco della mia infanzia era stato il terreno degli iniziatori del calcio in Italia. Insomma, posso dire che da ragazzino ho avuto l’onore di giocare su quello che fu il campo dei pionieri.
Ma, dopo essermi lasciato andare a queste reminiscenze della mia infanzia, possiamo senz’altro dare la parola ad un personaggio fondamentale nella storia del calcio nostrano. È ‘Monsieur’ Pasteur che ci parla:
‘Permettetemi prima di tutto di presentarmi. Mi chiamo Edoardo Pasteur e ho quasi 88 anni, e me li porto bene [..] [..] Sono l’unico vivente di quel Genoa che vinse il primo campionato italiano, e che durò poche ore, poiché si iniziò il mattino e si terminò il pomeriggio dell’8 maggio [..]
[..] Nacqui a Genova il 29 maggio del 1877 da famiglia svizzera, e sono parente del famoso Pasteur, scopritore del siero antirabbico. Entrai a far parte del Genoa Cricket and Football Club nel 1896, all’età di 19 anni, di ritorno dalla Svizzera, ove avevo studiato per sette anni avevo compiuto i miei studi e mi ero dedicato allo sport (tennis, ginnastica, pattinaggio) oltre che al football. A quei tempi il terreno di gioco del Genoa era la Piazza d’Armi di Sampierdarena. Non c’erano porte, che venivano fatte con pietre o nostri indumenti. Si giocava di solito al sabato, all’uso inglese, e le squadre venivano reclutate dal compianto Dottor Spensley, pioniere e fondatore del calcio in Italia, dai vapori inglesi all’ancora nel porto o tra gli operai inglesi delle Ferriere Bruzzo. Io ero l’unico giocatore genovese, un oriundo alla rovescia! [..] [..] La giornata sportiva era presso a poco questa: nelle nostre gare casalinghe ci si trovava sul campo di buon’ora alle otto e i dirigenti, con un innaffiatoio tracciavano le righe bianche, poi tiravano le corde per delimitare il settore del pubblico; alle dieci arrivava il carro con le sedie, una cinquantina, e si disponevano al centro per le autorità ed i signori. Alle dodici si faceva colazione in un’osteria dietro il campo e alle quindici aveva inizio la partita. Ho avuto la prima fabbrica di palloni e scarpe per football con stabilimento, uffici e negozi a Genova, nell’immediato dopoguerra 1918.
Nel 1897 assunsi la direzione del Genoa e fui nominato primo segretario e, due anni dopo, presidente e vi restai per molti anni. Il Genoa prese in affitto il campo di gioco a Ponte Carrega, dal terreno ondulatissimo con porte in legno irregolari e senza rete. La prima partita ufficiale di calcio venne giocata a Genova il 6 gennaio 1898 contro il Foot-Ball Club Torino e nella squadra genovese ero il solo italiano. Fu in quella occasione che, finita la partita, si iniziarono con il signor Jourdan, dirigente del Torino, le prime trattative per la costituzione in Italia di una Federazione Italiana Gioco Calcio, che venne costituita nel 1898 con sede a Torino. Io feci parte del Direttorio dall’inizio e fino al 1920’.
[Nota1] Per essere più precisi, i Pasteur di Genova, come tutti i Pasteur svizzeri, sono una famiglia originaria, dell’antico comune savoiardo di Collonge-Bellerive. Comune che, a partire dal 1816, fu annesso al Canton di Ginevra. Il capostipite della famiglia era Antoine Pasteur, notaio ginevrino nato intorno al 1580 e deceduto probabilmente nel 1654. Uno dei suoi discendenti è all’origine di un ramo della famiglia che si stabilì dapprima nel Canton Vaud e poi a Genova. Le prime attestazioni di questa famiglia a Genova sono le seguenti: Paul Pasteur, banchiere nato a Genova nel 1688; Jean Marc Pasteur, nato nel 1761 e sposatosi a Genova nel 1796 con Madeleine Alexandre; Charles Edouard Pasteur, nato a Genova, il 10 marzo del 1791. Le fonti dalle quali ho attinto queste informazioni sono: Société Genevoise de Généalogie, bulletin 2001-2003, n.1; Notices Généalogiques sur les Familles Genevoises, Jacques Augustin Galiffe e John Barthélemy-Gaïfre Galiffe ; Georges Curtet, Notes d’Histoire, 1986.
[Nota 2] In realtà quella del maggio 1911 dovrebbe essere stata la seconda inaugurazione dello stadio di Marassi a seguito di un riorientamento del terreno di gioco, ma il campo era già agibile dal gennaio dello stesso anno.
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