(cdm) Nel corso di una intera carriera – per un cronista di provincia che non è supportato da una realtà calcistica locale tra i professionisti – non capita quasi mai di avere un “richiamo” in prima pagina di un quotidiano nazionale sportivo.

A  me  è  successo  tre  volte.  Una  volta  in  occasione  della sparizione della Viterbese. Un’altra volta quando si parlava di partite truccate e qualcuno – dalla direzione del giornale – era convinto che il “pentito” si trovasse proprio a Viterbo.

Infine – la più gradevole delle tre – fu una intervista a Fabio Capello, allenatore della Roma che iniziava la sua nuova stagione dopo aver vinto lo scudetto in giallorosso.

Ne ho fatto cenno in “Facce da gol”, ma stavolta mi fa piacere riproporre proprio quella intervista, che ebbe un grande spazio sulla seconda pagina del Corriere dello Sport e, come detto, il “richiamo” sulla prima. Ecco il testo originale.

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Fuori dallo spogliatoio del vecchio Stadio Rocchi, gremito in ogni ordine di posti, c’è grande ressa di tifosi romanisti, che tentano invano di arrivare al tanto sospirato “ricordo”, una maglia giallorossa da portare a casa.

All’interno,  a  pochi metri di distanza,  in sala stampa, Fabio Capello appare sereno e disteso dopo la prima uscita “italiana” della sua Roma. Tre, in particolar modo, i punti dell’attenzione delle domande dei cronisti: Montella, De Rossi e Mancini. “Vincenzo  –  esordisce  Capello  –  aveva  bisogno  di  giocare, perché finora era riuscito a scendere in campo meno degli altri, soprattutto per via delle vesciche, quelle vesciche che gli hanno dato fastidio anche questa sera e che hanno consigliato per lui il cambio dopo il primo tempo. Mi sembra che fin quando è rimasto in campo, comunque, abbia fornito una risposta eloquente, quella di un giocatore su cui si può sempre contare. Ma  d’altronde  le  sue  qualità  le  conosciamo  bene  e  non  si possono  certo  discutere:  per  lui  è  stato  un  proficuo  passo avanti, così come per l’intera squadra, che procede nella preparazione e si avvicina all’inizio della stagione nell’unico modo possibile: io alleno e i giocatori si allenano

L’intervista a Capello apparsa sul “Corriere dello Sport”

Come  ogni  anno  di  questi  tempi,  c’è  qualche  giocatore  più avanti  nella  preparazione  e  qualcun  altro  più  indietro,  l’importante è lavorare senza infortuni e mi sembra che finora – per fortuna – ci stiamo riuscendo”.

Due  gol  in  quarantacinque  minuti  per  “l’areoplanino”,  ma anche un gran gol da quasi trenta metri per Daniele De Rossi, il quale, un po’ a sorpresa per il pubblico della Tuscia, è diventato uno dei protagonisti, uno dei più applauditi, insieme allo stesso Montella, a Cassano e al “Puma” Emerson.

“De Rossi – prosegue Capello – non è certo una sorpresa per noi. E’ un ragazzo che ha delle ottime qualità e sicuramente un grande futuro.

Lo  abbiamo  fatto  giocare  l’anno  scorso,  lo  abbiamo  fatto esordire e, prima o poi, gli troveremo il tempo e lo spazio giusto per un suo inserimento in pianta stabile in questa squadra. D’altronde si era infortunato in Messico e quindi aveva perduto un    po’    di    tempo,    per    cui    questa    partita    serviva fondamentalmente a questo, a trovare i ritmi giusti.

Se poi c’è anche la bella risposta della gente, il calore di tanti tifosi che lo sostengono, sicuramente non può che far bene al ragazzo.

Così come non è una sorpresa Mancini, visto che la società lo aveva acquistato l’anno scorso, mandandolo poi a Venezia per fare esperienza.

Adesso  è  con  noi  e  vedremo  in  seguito  la  sua  collocazione tattica  migliore:  ho  più  di  una  idea  in  merito,  ma  per  il momento non la dico, almeno non prima di aver provato altre cose, altre soluzioni”.

Non si sbilancia, invece, sui pronostici riferiti al campionato e alle percentuali di successo finale della Roma.

“Non ho visto le altre – conclude il tecnico giallorosso – perchè stavamo in Messico.  Soltanto ieri ho  assistito  in  tv  a Milan- Juventus, per cui non mi sembra il caso di fare pronostici, né faccio percentuali per la Roma.”

Intanto fuori, in una serata torrida, come difficilmente si ricorda a Viterbo, anche gli ultimi tifosi lasciano lo stadio, sicuri di aver visto una bella Roma, anche senza capitan Totti.

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