Il secondo anno di Cheula alla Viterbese fu più difficile, perché arrivò anche il servizio militare. E’ vero che era di stanza presso l’Aeronautica di Viterbo, ma è anche vero che aveva un ufficiale che lo  faceva sempre giocare a pallone, anche quando ci sarebbe stato bisogno di riposarsi. Lo provava ripetutamente in tutti i ruoli e qualche volta lo confondeva, ma poi tornava alla Palazzina e, seppur stanco, ritrova il piacere di stare con i compagni di squadra e con gli sportivi gialloblu. Di quei compagni di squadra spiccavano Olivier e Rizzato, quest’ultimo fisicamente un po’ gracile, ma bravo con i piedi come pochi. Oppure un “furbissimo” come Toscano o un professionista eccezionale come Vuerich.

Quando arrivò a Viterbo, se ne era appena andato Sergio Di Prospero, un altro di quelli con i baffi. Aveva spiccato il volo verso Arezzo, poi entrato in uno scambio con l’Alessandria. Lui che si era “svezzato” da solo, senza privilegi per gli under, senza procuratori che lo proponessero a destra e a manca, che gli spianassero la strada. Era esploso nella serie C a fuor di popolo. A suon di gol. Lui, che era il più giovane in campo e che doveva vedersela contro i grandi difensori di allora. Sergio Di Prospero, si trovò subito bene ed esordi pure a Parma, nel famoso giorno dello sciopero dei giocatori della prima squadra. L’anno successivo, invece, venne aggregato a stagione appena iniziata: aveva diciotto anni ed esordii da titolare, contro la Maceratese.

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