Quando si scriveva di basket grazie alla Olivetti “lettera 32”, a quei tasti che si muovevano in fretta, che qualche volta si “intrecciavano”, seguire più partite possibili, alla palestra della Verità, di cui conservo ancora le sensazioni più belle, come tutte le esperienze che non si possono più rivivere. Tutto sembrava bello e importante, anche senza categorie eccelse.

Mi sembrava un avvenimento importante anche una finale di basket giovanile  Ricordo che miglior giocatore di un torneo, ad esempio, venne giudicato Mauro Ricci, un ragazzo che si alternava tra basket e calcio con estrema naturalezza. Da centravanti, forse, aveva qualcosa in più, ma davvero difficile scegliere.

Erano i tempi in cui la Garbini si faceva valere in serie D. Era la massima espressione del panorama viterbese, un segmento della galleria interminabile, della lunga gestione di Anna Garbini alla presidenza del basket maschile, in cui ha davvero riversato enormi somme, mai facendo mancare nulla ad alcun giocatore, dall’alloggio al premio partita. Mi sono sempre chiesto da dove fosse nata una così grande passione per la pallacanestro nella minuta donna che non credo abbia avuto dei trascorsi sportivi da atleta nella palla a spicchi. Ogni partita era sempre lì, con i suoi ragazzi, in quella palestra della Verità che si riempiva fino all’inverosimile, dove la partita del sabato sera era una delle tradizioni più ferrate. Ed anche più sane. E scrivere di quella squadra per me era qualcosa di estremamente piacevole. Gli articoli su Il Tempo e su Il Bulicame, quando la Garbini stava costruendo le basi con giocatori viterbesi, qualcuno quasi da “porta accanto”. Le mie esperienze giornalistiche si mossero in sintonia con lo sviluppo della squadra di basket e con la televisione accompagnai la vittoria del campionato di serie D, poi quello di serie C. Sembra ieri …

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