di Massimo Prati

1970: era un calcio senza sponsor, con scarso peso dei procuratori e con uomini bandiera in quasi ogni squadra. Un calcio sanamente popolare e con prezzi dei biglietti relativamente abbordabili. Un calcio dove non vincevano solo i soliti noti: tra il 1969 e il 1976 gli scudetti andarono anche a Juventus e Inter ma tra i vincitori troviamo pure Fiorentina, Cagliari, Lazio e Torino. E poi la Coppa Italia due volte al Milan e due volte al Bologna (in un caso con il Palermo finalista) e una volta alla Fiorentina e una volta al Napoli, con finalista il Verona. Forse è per questa serie di motivi che chi ha vissuto quel calcio lo ricorda molto volentieri.
Non che prima fosse tutto rose e fiori, ma l’opinione che mi sono fatto è che il peggioramento, con l’accentuazione mercantilistica del calcio, matura a partire dal biennio 1974-1975, per poi proseguire e peggiorare nei cinque anni seguenti, prendendo anche derive illegali e violente.
Ai Mondiali del 1974 compare per la prima volta uno sponsor sulle maglie di alcuni nazionali e si concepisce una formula a gironi che favorisce l’aumento delle partite e quindi della programmazione televisiva. Nel luglio del 1975, in Italia, la vendita di Savoldi dal Bologna al Napoli supera largamente la simbolica cifra del miliardo. Nell’ottobre del 1979, Vincenzo Paparelli, tifoso laziale viene ucciso da un razzo in un derby allo Stadio Olimpico. E poi la stagione 1979-1980 sfocia nel calcioscommesse.
Il calcio aveva ormai preso la sua brutta china. Forse è per questo che si ricordano più volentieri gli anni della prima metà degli anni Settanta. Almeno questa è l’opinione che mi sono fatto.
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