…. DAL LIBRO “QUANDO I CALCIATORI AVEVANO I BAFFI”

Non avrei mai immaginato che, tanti anni dopo, un altro amico e grande uomo di calcio, come Sergio Pirozzi, si sarebbe trovato in una situazione praticamente identica di quella vissuta  a Tuscania.

Quell’apprezzato allenatore, che alle quattro e venti del ventiquattro agosto duemilasedici, ha avuto la lucidità e il senso della realtà di affermare – ai microfoni di Radio RAI – che “Amatrice non c’è più!”

La sua Amatrice, la cittadina che gli ha dato i natali, che lo ha accompagnato nella sua carriera di calciatore e, soprattutto, di allenatore, da cui non si è mai voluto staccare. Neanche  quando gli impegni da tecnico lo portavano a lunghissimi e, talvolta, estenuanti viaggi quotidiani per raggiungere le sedi degli allenamenti.

Quella Amatrice – di cui è diventato Sindaco – cresciuta  – quando era in piedi nella considerazione nazionale, al punto di inserirsi tra i “Borghi più belli d’Italia”.

Quell’Amatrice che aveva portato avanti battaglie importanti, per far valere le ragioni dei cosiddetti “Comuni di montagna e disagiati”, per non far chiudere l’ospedale – tra le altre cose – piegato, invece, dal tremendo terremoto.

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