pallone

Un ragazzo che prese il volo da Blera fu Aldo Coletta, anch’egli approdato  alla  Viterbese,  dove  diventò  per anni il difensore coriaceo che tutti apprezzavano. Che non si tirava mai indietro, che mulinava le gambe verso gli attaccanti che gli capitavano davanti senza fare sconti. Quello era un calcio per gente anche dura, nel senso che non tirava mai indietro il piede e Coletta riuscì a ricavarsi uno spazio cospicuo in una squadra che, pure, assoldava giocatori da più parti, oltre i confini provinciali.

“L’allenatore D’Ezio – dice Aldo Coletta –   mi fece esordire in seconda categoria mentre giocavo con i Giovanissimi, campionato in cui mi vide Buffetti, che mi portò alle giovanili della Viterbese.

Ebbi  la  fortuna  di  arrivare  ben  presto  alla  prima  squadra (Salvori  il  primo  allenatore)  e  non  la  mollai  più  per  dieci stagioni, neanche l’anno che facevo il servizio militare.

Con Pacifico Serafini in panchina, alla fine, riuscii lo stesso a fare mezzo campionato, ricavando tante belle soddisfazioni, come nelle altre annate.

Se ero più scarso tecnicamente di altri, ci mettevo il triplo del loro impegno ed alla fine la mia parte la facevo sempre, facendo tesoro degli insegnamenti di tanti allenatori, di Petrelli, di Persenda, di Berrettini, di Belardi, di Loiacono e così via.

Ritornando a Blera, ricordo i primi passi mossi da Angelo Peruzzi,  che qualche  volta giocava  con  noi nei Giovanissimi sotto età. Esordì a Civita Castellana: perdemmo per 3-0, ma lui evitò che la partita finisse con un passivo clamoroso.

Non aveva paura di nulla e spesso si metteva in porta tra un tempo e l’altro delle gare della prima squadra, parando tiri forti di giocatori molto più grandi di lui.

Si vedeva che era un vincente, già dai Giochi della Gioventù, quando aveva trascinato la scuola di Blera alla vittoria finale. Ricordo anche il suo primo provino con la Roma: a Capranica, con Scaratti che lo visionò e che dette subito un parere più che favorevole.”

 

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