pallone

di Massimo Prati

Eduardo Galeano, nel suo ‘Splendori e Miserie del Gioco del Calcio’, ha giustamente sottolineato che la squadra brasiliana del 1970 giocava con quattro attaccanti formidabili: Jairzinho, Tostão, Pelé e Rivelino e, per di più, nei loro attacchi erano spesso sostenuti da Gerson e Carlos Alberto. Per dirla in poche parole: erano letteralmente incontenibili.
La star del torneo era, ovviamente, Edson Arantes do Nascimiento, popolarmente conosciuto sotto il nome di Pelé, ma ricordo come, sul terreno di gioco davanti a casa, con i miei amichetti di allora, si cercava di imitare anche i gesti da fuoriclasse di Rivelino, soprannominato “La patada atomica”, il tiro atomico.
Qualche anno fa, un giornalista di una TV sudamericana domandò a Diego Maradona un suo giudizio su Rivelino. L’argentino rispose senza la minima esitazione che per lui il brasiliano era un idolo, un giocatore indimenticabile per la sua maniera elegante di giocare. Non ricordo nel dettaglio ogni singola parola ma, grosso modo, Maradona diceva di aver sempre stimato Rivelino perché, ai suoi occhi, il brasiliano rappresentava tutto quello che lui aveva sognato di essere in qualità di giocatore: attaccante mancino, duro e cattivo quando bisognava essere duri e cattivi, realizzatore implacabile quando bisognava segnare dei gol, ma, al tempo stesso, capace di fare assist e aperture geniali.
In “Splendori e Miserie del Gioco del Calcio”, Eduardo Galeano amava ricordare anche un gol di Jairzinho fatto dal Brasile all’Inghilterra, proprio nei Mondiali di Mexico ’70: “Tostao ricevette il pallone da Paulo Cesar e fece un’incursione fino a dove gli era possibile. Tutta la squadra inglese si era richiusa nella propria area. Tostao scartò tre giocatori e poi passò la palla Pelé. Pelé, con una finta, spiazzò tre avversari e lasciò la palla a Jairzinho che stava sopravvenendo.
Jairzinho riuscì ad evitare l’intervento di un inglese e con un tiro superò il portiere Banks. Fu il gol della vittoria: a passo di danza, l’attacco brasilero aveva fatto fuori sette avversari più il portiere inglese”.
A quanto riassunto splendidamente da Eduardo Galeano, voglio solo aggiungere che, in quella partita, ci fu anche una parata miracolosa di Banks passata alla storia come “la parata del secolo”. Quello del numero uno inglese fu intervento decisivo su un pericolosissimo colpo di testa di Pelé, con quest’ultimo che già aveva gridato al gol quando, poco dopo, si rese conto che così non era stato. Di quel fatto sportivo, il fuoriclasse brasiliano una volta ha detto, “Nella mia vita, ho fatto più mille gol, ma la gente mi chiede dell’unico che non ho segnato”.
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