di Massimo Prati
 
Se le fonti che ho consultato forniscono dati corretti, nei primi quarant’anni di incontri tra nazionale italiana e nazionale inglese (tutte partite amichevoli) per gli azzurri ci furono solo pareggi e sconfitte.
Il primo incontro risale al 13 maggio del 1933, ma per la prima vittoria italiana bisognerà aspettare il 14 giugno del 1973. In quei quarant’anni c’erano stati otto incontri: quattro vittorie inglesi e quattro pareggi.
Il 1973 invece fu l’anno della svolta: due vittorie azzurre sue due partite, disputate per celebrare la ricorrenza dei 75 anni della F.I.G.C. La prima, in Italia, fu giocata il 14 giugno e si concluse con un rotondo due a zero. La seconda fu la partita in cui l’Italia espugnò il leggendario stadio di Wembley.
Tra l’altro nella prima partita del ’73, disputata a Torino, al gol di Anastasi fece seguito il raddoppio realizzato proprio da Fabio Capello. Un gol, per di più, giunto a conclusione di una bella azione corale, iniziata da Benetti in difesa e, dopo una dozzina di passaggi degli azzurri, senza che gli inglesi toccassero palla, conclusa appunto da Capello con un tiro di sinistro all’altezza dell’area piccola inglese.
Ma passiamo alla vittoria di Wembley. Una vittoria che fu caricata di aspetti extracalcistici anche in ragione di una campagna di stampa britannica, previa all’incontro, con toni di dubbio gusto, se non addirittura di razzismo nei confronti degli italiani: gli azzurri erano stati definiti dai giornali inglesi una squadra di camerieri.
Ma questo non è certo un discorso che riguarda la sola Inghilterra di quel periodo. Vale la pena di ricordare che siamo nella prima metà degli anni Settanta e in alcuni paesi del centro e del nord Europa, c’erano atteggiamenti razzisti da parte degli autoctoni nei confronti dei nostri emigrati.
Comunque, tornando alla vittoria di Wembley, per la data di quella partita fu decisa un’altra ricorrenza simbolica, quella del leggendario incontro tra Inghilterra e Italia, vinto dagli inglesi tre a due, giocato il 14 novembre del 1934 nello stadio dell’Arsenal e passato alla storia come la partita dei “Leoni di Highbury”: un elogio agli azzurri che avevano giocato quasi tutto l’incontro in inferiorità, a causa di un infortunio all’oriundo Luis Monti (a quei tempi non erano previste le sostituzioni).
Il 14 novembre del 1973, a quasi 40 anni da quella mitica sfida, Inghilterra e Italia si incontravano nuovamente in un altro leggendario stadio di Londra, quello di Wembley.
L’Inghilterra, dopo la vittoria mondiale del 1966, aveva iniziato una fase di grande declino, in particolare a partire dal 1972: pur essendo stata eliminata nelle fasi finali di Messico ’70, in quel torneo era ancora stata capace di prestazioni eccellenti, ma nel 1972 non passò la fase dei quarti di qualificazione degli Europei, a causa di una sconfitta interna con la Germania dell’Ovest. Sconfitta che molti inglesi vissero come l’inizio di un declino irreversibile. E l’anno dopo non avrebbe partecipato ai mondiali perché eliminata dalla Polonia di Tomaszewski, Lato e Deyna.
Anche l’Italia non era in uno dei suoi periodi migliori: nel 1972 era stata eliminata dalle fasi di qualificazione degli Europei da un Belgio in grande forma e stava andando incontro al mondiale del 1974 che si rivelerà per gli azzurri a dir poco deludente. La vittoria di Wembley del novembre 1973, può quindi essere considerata come un bel raggio di luce in un periodo piuttosto opaco.
La partita ebbe un canovaccio che rispecchiava, o che avrebbe dovuto rispecchiare, i tratti salienti delle due scuole calcistiche: l’Inghilterra che fa un calcio di agonismo e di corsa, di fronte all’Italia che propone la sua tradizione di difesa e contrattacchi. In realtà di contropiedi italiani, nella prima frazione di gioco di quella partita, se ne videro piuttosto pochi.
All’inizio ho detto che l’Inghilterra, a livello di nazionale stava attraversando una fase di decadenza o, quantomeno, di crisi. Ma, va tenuto presente che, a fronte di una involuzione riguardante la nazionale, gli inglesi stavano vivendo un periodo estremamente florido come squadre di club, con una supremazia continentale che era decisamente marcata, soprattutto in relazione alla Coppa Uefa e, ancor più, alla Coppa delle Coppe. A questo proposito, basta guardare il palmares di molti giocatori inglesi scesi in campo a Wembley il 14 novembre del 1973.
L’Inghilterra era capitanata da Bobby Moore che, allora trentaduenne era ancora in forza al West Ham e giocava in posizione di libero. Con Moore, in difesa, c’era Emlyn Hughes, un difensore del Liverpool (quell’anno vincitore della Coppa Uefa) che aveva pure buone qualità tecniche, tanto da essere impiegato anche come centrocampista. Inoltre, a centrocampo, la nazionale inglese schierava elementi come Colin Bell, uomo bandiera del Manchester City che, con i “Citizens”, aveva vinto la Coppa delle Coppe nel 1970 e Martin Peters che, l’anno prima, con il Tottenham aveva vinto la Coppa Uefa. Mentre gli elementi più temibili dell’attacco inglese erano Osgood e Clarke. Osgood era un attaccante del Chelsea, con ottime capacità realizzative. Un paio di anni prima di quel match con l’Italia, con il club londinese, Osgood aveva vinto la Coppa delle Coppe, eliminando in finale il Real Madrid. Allan Clarke faceva invece parte di un Leeds che, in quegli anni, fu spesso finalista in alcune coppe europee ma che, anche per ragioni controverse, non vinse nessun trofeo.
L’Italia rispondeva con Dino Zoff a difendere la propria porta. Davanti a lui Spinosi, Bellugi, Facchetti e Burgnich, poco più avanti Benetti a fungere da cerniera tra difesa e centrocampo. La linea mediana era poi completata da Rivera, Causio e Capello, mentre in attacco agiva la coppia Riva-Chinaglia.
All’inizio della telecronaca inglese il commentatore ci informa che, per gli standard britannici la temperatura è mite ma accompagnata da piogge pesanti.
L’Inghilterra si porta subito in avanti, con un attacco sulla fascia sinistra, dove Osgood in posizione di ala serve Channon, spintosi in una zona più accentrata e avanzata del campo. Da lì, il centrocampista va al tiro e costringe Zoff all’intervento a terra. Poco dopo, sempre sulla fascia sinistra, Hughes fa un’incursione e crossa al centro dell’area azzurra. Ma Zoff fa sempre buona guardia e intercetta il pallone.
In questa fase iniziale della partita, i pericoli per gli azzurri vengono sempre dalla fascia sinistra inglese: l’ottimo Currie fa un paio di dribbling in quella zona del campo e costringe Capello a fargli fallo. Sugli sviluppi dell’azione del fallo da lui stesso subito, Currie fa partire un tiro di destro, basso forte e angolato che costringe Zoff alla deviazione sull’angolo: corner a favore dell’Inghilterra, da cui scaturisce un colpo di testa di Channon. Ma il pallone è facile preda di Zoff. Currie si rivela essere un giocatore che unisce tecnica a grande movimento: il giocatore dello Sheffield, in nazionale porta il numero sette, in realtà è un centrocampista, ma il primo pericolo alla porta di Zoff lo crea in posizione di ala sinistra. Poco dopo lo troviamo nel ruolo di terzino destro ad interrompere un attacco del nostro Benetti e infine, in posizione di ala destra, crea un secondo serio pericolo per la porta di Zoff, costringendo il portiere azzurro ad un intervento difficile ed ad un’altra deviazione, che porta ad un altro corner a favore dell’Inghilterra.
In questa fase della partita di attacchi italiani non se ne vedono. L’Inghilterra, invece, ha un’altra grande occasione con Bell, che fa partire un tiro da posizione ravvicinata e che non si concretizza in gol solo grazie ad un’uscita provvidenziale di Zoff. In effetti il quattro inglese, al momento del tiro, è sul vertice destro dell’area piccola azzurra, ma il nostro portiere riesce a deviare di gamba sul lato opposto della propria porta. E così siamo all’ennesimo corner inglese. Comunque Currie continua a essere una spina nel fianco della difesa italiana. Poco dopo l’occasione di Bell, lo troviamo spalle alla porta e palla al piede, al centro dell’area azzurra. L’inglese si gira e fa partire un tiro angolato che, per fortuna, finisce fuori di poco, a lato del palo alla destra di Zoff. Così finisce il primo tempo, con il portiere inglese completamente inattivo.
Nel secondo tempo continuano gli attacchi inglesi, anche se sembrano essere divenuti meno precisi, meno efficaci e meno pericolosi. Tuttavia, su un cross inglese lanciato da destra, Bellugi e costretto a deviare di testa in corner sulla sinistra. Sul seguente corner c’è una ribattuta italiana e quindi un altro calcio d’angolo per i padroni di casa. Il telecronista inglese sottolinea che quello è il corner numero dodici.
Nella seconda frazione di gioco, comunque, non si registrano importanti interventi di Zoff. Mentre gli azzurri, nella seconda metà del secondo tempo, iniziano a farsi in avanti con più frequenza. Prima con una discesa sulla destra di Capello. Poi con una bella azione sulla sinistra, iniziata da Chinaglia, continuata da Rivera e conclusa da Riva, con un forte tiro del cagliaritano che costringe Shilton a una parata difficile e a una deviazione in corner. Sul calcio d’angolo italiano, il colpo testa di Giorgio Chinaglia è alto di poco.
Per vedere il primo grande pericolo corso da Zoff nel secondo tempo, dobbiamo invece aspettare fino al 73′, quando Hughes fa partire dal limite dell’area italiana un forte tiro di sinistro che il nostro portiere devia alto sopra la traversa. In realtà i pericoli sono due, in rapida successione, perché, sugli sviluppi del corner, è ancora Hughes a rendersi protagonista di un tiro insidioso verso la porta di Zoff. Ma il portiere azzurro (in realtà in maglia grigia) si distende sulla sua destra e, ancora una volta, riesce a deviare in calcio d’angolo. All’85’, c’è l’ennesimo rischio per la porta italiana. Quello che, nelle intenzioni, sembra un cross dalla destra effettuato da Madeley, diventa un pericoloso tiro a campanile che centra lo specchio della porta. Ma, Zoff si salva deviando al di sopra della traversa.
E arriviamo all’87’ e al gol italiano. Capello ha la palla in una zona centrale del campo, sulla tre quarti inglese e passa a Chinaglia che è alla sua destra. Chinaglia si avvicina al limite, sullo scatto supera Moore, entra nell’area inglese e fa partire un tiro basso e potente che Shilton può solo deviare. La palla rimbalza nell’area piccola ed è calciata a rete da Fabio Capello, che aveva seguito l’azione e si era trovato al posto giusto nel momento giusto.
Ormai la partita è agli sgoccioli. C’è ancora tempo per qualche sterile attacco inglese e un corner di marca inglese. Poi, un ultimo contropiede italiano, con Chinaglia lanciato a rete. Ma l’azione non può terminare perché arriva il fischio che sancisce la fine del match.
IL TABELLINO.
Mercoledì 14 novembre 1973 . Londra, Wembley Stadium. Inghilterra-Italia 0-1
Incontro internazionale Amichevole. Ore 20.00. Spettatori: 100.000 circa.
Arbitro: Marques Lobo (Portogallo). Guardalinee: Barradas e Dinis (Portogallo).
Marcatore: 86′ Capello.
INGHILTERRA: Shilton, Madeley, Hughes, Bell, McFarland, Moore (cap.), Currie, Channon, Osgood, Clarke (74′ Hector), Peters.
A disposizione: Clemence, Storey, Brooking, Dobson, Worthington, Keegan.
C.T. Ramsey.
ITALIA: Zoff, Spinosi, Facchetti (cap.), Benetti, Bellugi, Burgnich, Causio, Capello, Chinaglia, Rivera, Riva.
A disposizione: Castellini, Sabadini, Zecchini, Furino, Re Cecconi, Bigon, Boninsegna, P. Pulici.
C.T. Valcareggi.
Nota bene: secondo i tabellini italiani il gol di Capello è stato segnato all’86’. Nel filmato inglese del match compare invece l’indicazione del minuto 87.
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