L’ATLETICO MADRID DEL ’74 …

di Massimo Prati
Nella Coppa dei Campioni del 1974, i bavaresi, guidati dal plurititolato Udo Lattek, avevano probabilmente il favore del pronostico: tra le loro file si annoveravano infatti molti giocatori della nazionale tedesca. Giocatori di una nazionale che, di lì ad un paio di mesi, sarebbe divenuta Campione del Mondo: Maier, Beckenbauer, Breitner, Schwarzenbeck, Hoeness e Müller. Oltre a loro, un paio di stranieri ben inseriti nel gruppo: il difensore danese Johnny Hansen e l’attaccante svedese Conny Torstensson.
Si diceva dei favori del pronostico attribuiti al Bayern. Ma, il 15 maggio del 1974 nello stadio di Bruxelles le cose andarono diversamente. I tedeschi erano sotto uno a zero fino a pochi minuti dalla fine dei supplementari e acciuffarono il pareggio negli ultimi istanti della partita. Poi vinsero invece nettamente nella seconda finale.
Rispetto ai bavaresi I castigliani erano, e sono rimasti, meno conosciuti al pubblico italiano. Per questo mi andava di fare una presentazione dei madrileni.
Nell’Atletico di Madrid, due nomi arrivati fino ai posteri sono quelli del numero uno Miguel Reina (padre di Pepe che, in anni recenti, ha giocato nel Napoli, nel Milan e nella Lazio) e di Luis Aragonés che, da allenatore della nazionale spagnola, vinse il Campionato Europeo del 2008.
Poi, va ricordato il Mister che quell’anno guidava i “colchoneros”: l’argentino Juan Carlos Lorenzo, che in Italia giocò con la Sampdoria e allenò Roma e Lazio, mentre da allenatore nel suo paese sedette sulle panchine di tutti i grandi club di Buenos Aires.
Reina è ricordato dai tifosi dell’Atletico per le frequenti uscite di pugno e i suoi lanci di mano che arrivavano a coprire una distanza di una cinquantina di metri.
Luis Aragonés ai tempi era quasi a fine carriera (sarebbe passato nei mesi successivi ad essere proprio l’allenatore dei “colchoneros”, vincitori della Coppa Intercontinentale), ma era ancora un attaccante prolifico che, tra l’altro, lasciò il segno in questa finale e che, più in generale, fu uno dei più grandi goleador del campionato spagnolo.
Oltre a loro, della difesa degni di nota sono José Luis Capón, nazionale spagnolo, difensore versatile capace di giocare a destra e a sinistra; Heredia, nazionale argentino e libero di qualità; Eusebio Bejarano, difensore centrale che fece quasi tutta la sua carriera nell’Atletico Madrid.
A centrocampo, tre elementi di qualità erano Ufarte, Salcedo e Adelardo. Ufarte era un galiziano che aveva iniziato la propria carriera in Brasile, giocando nel Corinthians e nel Botafogo. Salcedo era un centrocampista che aveva anche discreta capacità realizzativa. Adelardo era una bandiera dell’Atletico, con uno dei più alti numeri di presenze nel club madrileno. Giocatore dalle spiccate caratteristiche offensive, Adelardo giocava da trequartista ma fu anche schierato come ala destra. Infine, Irureta: un attaccante con discreta propensione al gol che annoverava anche qualche presenza nella nazionale spagnola.
Una squadra che nella prima finale di Coppa dei Campioni, con un po’ più di fortuna avrebbe potuto battere a giusto titolo il Bayern.
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