Quando c’era il “parziale dopo i primi quarantacinque minuti”

Il tempo di poter coltivare la memoria, di far sedimentare il ricordo. Oggi non gli è concesso. Tutto deve essere fast. Siamo al McDonald’s del pallone, un frullatore continuo di partite ovviamente tutte marchiate come ultime spiagge, sfide definitive, ad alto contenuto spettacolare, ci mancherebbe. L’attesa non esiste più, neppure quella minima che abbiamo vissuto noi, di non sapere il risultato del primo tempo, questo perché fino al 1977 “Tutto il calcio” copriva solo la ripresa. C’era anche un pizzico di crudeltà in tutto ciò, va detto, ma quando accendevi la radio, il cuore ti batteva forte e oggi quello che ti ricordi è proprio quel tambureggiamento nel petto, ancora prima del “parziale dopo i primi quarantacinque minuti”.

La nostra fanciullezza e giovinezza a colorare con il personale arcobaleno dei ricordi le cose del passato e dare loro delle sfumature suggestive. É inevitabile. E magari capita che anche il particolare negativo, venga visto con la lente dell’indulgenza. Se è vero tutto questo, è anche vero che certe realtà degli anni Settanta e Ottanta abbiano suscitato scosse emozionali di livello assoluto e soprattutto abbiano dato più volte la sensazione della raggiungibilità del calciatore, anche quello dei livelli altissimi. Dal mazzo tiro fuori due istantanee: la passeggiata quotidiana dei giocatori della Juventus dal “Comunale” dove si spogliavano al “Combi” dove si allenavano. La partita di Maradona ad Acerra. Stop.

NICOLA CALZARETTA

autore del libro “Le cose perdute del calcio”

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