GORGONE: “CREDO CHE UN TECNICO DEBBA ADATTARSI A QUELLO CHE HA!”

E’ IL TECNICO CHE HA VINTO IL CAMPIONATO PRIMAVERA2 CON IL FROSINONE, UN PROFILO CHE SAREBBE ANCHE STATO PRESO IN CONSIDERAZIONE DALLA VITERBESE

La costruzione dal basso, l’equilibrio, la spinta sulle catene, il moto perpetuo di centrocampisti e punte e la difesa arcigna che fa anche gol: come si fa in 10 mesi a far mandare tutto a memoria?

“C’è stato tanto lavoro, tanta applicazione, un ‘credo’ trasmesso e ricevuto. A volte le cose vengono bene, a volte vengono riesci a trasmettere meno rispetto a quello che vorresti. Ma c’è stato il piacere di vedere che questi ragazzi hanno avuto tanto coraggio che nel calcio fa la differenza perché dove ci sono delle opportunità ci sono sempre dei grandi rischi. E loro in campo hanno trasmesso questo messaggio: proviamo a vincere sempre. E’ stato il piacere di vederli avere coraggio”.

Il miglior allenatore è quello che sa adattarsi al materiale umano che ha a disposizione o quello che fa prevalere il proprio credo calcistico?

“Io credo che il tecnico debba adattarsi a quello che ha, altrimenti antepone le sue idee che qualche volta possono essere anche sbagliate a discapito di giocatori che potrebbero rendere in modo diverso. Bisogna avere un’idea di calcio, io credo nel lavoro, nell’essere positivi, credo che una squadra che cerchi di vincere ha più possibilità di farlo. Poi devi fare i conti con quei giocatori che hai a disposizione e metterli nella possibilità di rendere al meglio”.

Come tutti anche lei mister ha un sogno nel cassetto…

“Non l’ho mai avuto. Ogni tanto mi sono posto questa domanda. A me piace fare questo lavoro da sempre. Sono ambizioso, ho voglia di andare avanti, però alla base metto sempre il campo: fino a quando mi piace fare quello che faccio sicuramente posso avere un obiettivo sempre maggiore. Se dovesse diminuire quel ‘fuoco sacro’ si farebbe tutto più complicato.  Quindi, il mio obiettivo è fare bene indipendentemente dalla categoria, se sono ragazzi o grandi. E questo poi è il frutto di un lavoro che bisogna fare”.

(Intervista diffusa dall’Ufficio Stampa del Frosinone)

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