ETTORI E VASTOLA, AVREBBERO POTUTO STABILIRE UN CICLO IN GIALLOBLU …

Sfogliando l’album gialloblu dei ricordi è uscito fuori Alessandro Ettori, inviato a Viterbo da Pantaleo Corvino, allora direttore sportivo del Brescia, dove si era messo in mostra con la squadra Primavera. Oltre ad essere un buon giocatore era un ragazzo d’altri tempi come carattere: mai è stato necessario riprenderlo – da parte di tecnici e dirigenza – per qualcosa di sbagliato .

A Brescia c’era chi giurava che sarebbe arrivato in alto, ma purtroppo i suoi frequenti stop muscolari gli furono da grosso ostacolo. A Viterbo “Tatanka” Ettori si dimostrò ottimo centrocampista, prototipo moderno, che Carolina Morace aveva in testa di trasformare anche in centrale. Ci sarebbe voluto tempo, quel tempo che l’allenatrice gialloblu non ebbe a disposizione, così come non lo ebbe, più di tanto, Ettori, che terminò poi la sua carriera nel duemila cinque, in serie C2 con il Modica

Era ancora in fase embrionale l’era di internet, dell’intelligenza artificiale, dei video a trecentosessanta gradi e degli smartspeaker. Praticamente fu quasi un obbligo stare al passo con i tempi, con le tecnologie e, ovviamente, con le richieste di un pubblico che oggi non vuole più solamente leggere, ma si aspetta di interagire con i contenuti. Ciò che si chiede – sbagliando – al giornalismo 2.0. non è tanto l’esclusività della notizia, la qualità dell’informazione fornita. La crisi irreversibile del giornalismo delle belle maniere, infatti,  ha fatto spostare pericolosamente l’epicentro verso  la china online, con un disavanzo troppo vasto tra la qualità e la quantità. Per Umberto Eco sarebbe stato un “dramma”, perché avrebbe  visto promuovere l’ascesa de “lo scemo del villaggio a detentore della verità”.    

Nella storia di una squadra di provincia scorrono centinaia e centinaia di giocatori, nel corso degli anni. Per qualcuno è facile predire un futuro più luminoso, anche se poi, magari, non avviene. Qualcun altro, invece, si ritrova catapultato nel calcio che conta, sui grandi palcoscenici, anche un po’ a sorpresa. Uno di questi casi è sicuramente Gaetano Vastola, che a Viterbo giocò una mezza stagione di un onorevole campionato di serie C e che in pochi avrebbero preventivato per lui, ad esempio, di vederlo giocare, qualche anno più tardi, in serie B, addirittura in serie A con l’Ascoli. Era giunto a gennaio del duemilauno, in un gruppo anche abbastanza valido nei singoli, ma assai travagliato nelle conduzioni, che portò la Viterbese allo spareggio per non retrocedere con la Nocerina. Vastola giocò cinque gare e segnò anche una rete, nella gara di Giulianova.

Giocava terzino, anche se poi, andando avanti con gli anni, trovò spazio a centrocampo e il suo cruccio è stato quello di non essersi impegnato a voler giocare da mezzala a tempo pieno. Notevoli, dopo la parentesi di Viterbo le sue esperienze ad Avellino e, soprattutto, a Lanciano, dove divenne una vera e propria icona. Lui, ragazzo napoletano, che fece la gavetta nei dilettanti con Scafatese e Giugliano. Diversi gli allenatori che gli hanno tramesso qualcosa di significativo, Tobia, Dino Pagliari, Silva, Sonetti. Ha vinto quattro campionati, ma il suo ricordo più bello è un altro, l’esordio in serie A, a Reggio Calabria.

Rimane la curiosità per la sua avventura a Viterbo, per cosa sarebbe successo se fosse rimasto in gialloblù, se avesse aperto un ciclo nella città dei Papi.

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