OGGI E’ LA “GIORNATA MONDIALE DELLA RADIO”. RIPROPONIAMO UN ARTICOLO SU ENRICO AMERI E ALBERTO SORDI …

Ameri possedeva uno stile tutto suo nel raccontare l’avvenimento sportivo. A lui toccava sempre il «campo principale», cioè la partita ritenuta la più importante. Ma se anche avesse dovuto raccontare quella più insignificante, attraverso la sua parola pastosa e passionale, il suo entusiasmo, questo incontro sarebbe diventato comunque un grande avvenimento. Quelle sue improvvise accelerazioni, quelle impennate di voce, quelle perentorie urlate avevano il magico potere di rendere interessante la più scontata e banale azione di gioco.

Ameri non conduceva la vita da scapolone di Ciotti, ma si occupava esclusivamente di calcio. Carosio e Martellini gli avevano sbarrato, in passato, la strada delle telecronache, Aldo Biscardi gli aveva sfilato via il «Processo del lunedì». Insomma non era propriamente baciato dalla fortuna e assumeva spesso l’aria di un sopravvissuto in un mondo dove l’improvvisazione e la presunzione avevano dilagato.

Il congedo. E’ il maggio del 1991, le partite sono terminate da un’oretta. Lo studio centrale di «Tutto il calcio» saluta e ringrazia l’ultimo intervento del collega che sta per andare in pensione. Da Genova, Ameri chiede scusa a tutti, accomiatandosi dalla trasmissione, da trentasei anni di dirette, da 1600 partite raccontate, da una fetta della nostra vita che in quel momento si dissolveva nell’aria. Come un vecchio guerriero aveva brandito il microfono fino alla fine, bofonchiando solo un pò, ma verso diverse persone e cose.

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VITERBO, LE RADIO, ALBERTO SORDI …

(CDM) Attualmente c’è Radio Tuscia Events, ma quello è un altro discorso! In passato ce ne sono state tante. Radio Verde, ad esempio, dove lavorai pure all’inizio degli anni ottanta. In quell’occasione, reduce dall’esperienza di Tele Viterbo e Tele Puntozero, deciso a non ripetere più esperienze televisive che non fossero adeguatamente dignitose e remunerate, attuai una sorte di trasposizione di quella che era stata per anni la mia trasmissione del lunedì, “formattandola” ad uso e costume della radio.  

Poi anche le esperienze a Radio Ondazzurra, con trasmissioni di commenti infrasettimanali negli anni di Gaucci, con ospite in studio – spesso – Sebino Nela, insieme all’inseparabile Ernesto Talarico. Rilassante e quasi familiare il periodo trascorso ai microfoni di Radio Cassia Cimina, con il campo da tennis collocato proprio di fronte allo studio di trasmissione, dove -ogni tanto – chiudevamo la giornata con qualche partitella tra “colleghi”. E che dire di Radio Punto Zero, quella originale, a  Soriano nel Cimino, prima che si trasferisse a Civita Castellana e cambiasse proprietà e identità? Goliardia allo stato puro, aspirazioni di giovani speaker e aspiranti giornalisti, nastri di musica registrati a volontà, da far ascoltare agli amici del bar.

Radio Etruria, però, fu la prima in assoluto e – proprio per questo – capace di esercitare un fascino particolare. I suoi fondatori avevano sbagliato i calcoli, quando avevano progettato il ripetitore di Poggio Nibbio.  Per cui, anche quello che sarebbe dovuto diventare un caposaldo nello sport, finì per chiudere, successivamente assorbito dalla Curia vescovile di Viterbo, con programmi decisamente meno velleitari e gli studi collocati in Piazza San Faustino, proprio dove Alberto Sordi aveva girato, tanti anni prima, il film “Il Vigile”, una delle opere meglio riuscite della lunga serie dell’inimitabile attore romano. Sordi, nella sua corposissima carriera fatta di successi, una sola volta, però, si è cimentato con il mondo del calcio, interpretando il presidente del Borgorosso, mettendo anche in evidenza gli eccessi, le fragilità, i controsensi di uno sport che regalava allora più emozioni che modelli sbagliati.

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