“BACKUP”. GUIDO ATTARDI, GUIDO CARBONI E PAOLO BERUATTO …
GUIDO ATTARDI
Iniziamo questo particolare trittico dedicato agli allenatori con uno dei più grandi visti a Viterbo, un perfetto mix di gentilezza e severità.
Aveva le “fisic du role”, aveva carisma – unita all’educazione – e s’imponeva per la sua apparente pacatezza. Forse piaceva anche alle donne, ma ogni volta che lo abbiamo contattato privatamente stava sempre in compagnia della moglie e ne parlava sempre con garbo. Anche quando stava in vacanza sulla spiaggia di Francavilla a Mare, dove spesso iniziava a disegnare la squadra su cui avrebbe lavorato appena uscito da sotto l’ombrellone, come quando la Viterbese si cimentò come matricola nel suo primo campionato di serie C2, a metà degli anni novanta.
Una squadra interamente da costruire, tanti giovani in rosa, diversi arrivati dalla Juventus. Inserì in pianta stabile Martinetti e Balducci, che poi esplosero per la loro bravura. Puntò su Guernier, su Madocci, Giugliano e altri elementi in cerca di spazio.
Aveva iniziato con una sconfitta a Roma, sul campo dell’Astrea, ma poii arrivarono tante vittorie che fanno innamorare la gente della Palazzina.
Il suo aspetto ufficiale, esterno, spesso cambiava dentro le quattro mura di uno spogliatoio, dopo qualche prova brutta dei suoi ragazzi: il tono di voce si alzava sensibilmente e anche qualche pugno dietro la porta si udiva dall’esterno. Mai più visto uno così, che ci ha lascato troppo presto, quando aveva ancora molto da dirci.
GUDO CARBONI
Prima di approdare a Viterbo era conosciuto più che altro per essere il fratello del pù famoso Amedeo, terzino della Roma e del Siviglia.
Poi l’avventura nella città de Papi e ancora oggi è l’allenatore che più di altri ha sfiorato la serie B. Si è seduto anche sulle panchine di Empoli, Bari, Siena, Juve Stabia e Benevento, confermando di essere un profondo conoscitore di calcio, dopo essere stato un buon attaccante, con oltre cento gol segnati tra i professionisti. A Viterbo aveva giocatori forti, è vero, ma non tutti e lui è riuscito a far rendere al massimo anche quelli scarsi, partendo male, con la sconfitta interna con l’Olbia in Coppa Italia, correggendo in fretta il tiro e conducendo addirittura il campionato per undici giornate. Alla fine arriverà al terzo posto, raggiungendo, però, la finalissima dei playoff contro il Crotone, vedendo sfumare il sogno nel finale, sogno che probabilmente non ci sarebbe stato ugualmente, viste le oscure manovre che si stavano giià tessendo all’interno – ma anche all’esterno – di via della Palazzina.
PAOLO BERUATTO
Nel 1997-198 arrivò a Viterbo Luciano Gaucci, il quale, in pochi giorni rivoluzionò società e squadra: esonerò l’allenatore Iacolino e al suo posto chiamò Paolo Beruatto, che cambiò completamente l’andamento nel torneo. Creando un gruppo molto compatto, arrivò in testa alla 14ª giornata non lasciando più la vetta della classifica, ottenendo la promozione in Serie C1. Il suo lavoro è stato indiscutibile, ma sicuramente passerà sempre in secondo ordine rispetto a quello del vulcanico presidente, forse anche perché l’ex giocatore del Torino, non ebbe poi una grande carriera altrove e anche perché non ebbe modo di continuare in serie C1, visto che Gaucci ormai era stato folgorato dall’idea di mettere in panchina una donna, a qualunque costo.
Riesce a gestire un organico numerosissimo e fatto di tanti “galli” e contenere il vulcanico presidente senza mai entrare in rotta di collisione, anche perché bel supportato dal diesse Talarico. Il suo carattere schivo lo tiene spesso al riparo da situazioni delicate, ma spesso dà sfogo alla sua sfrenata euforia dopo un gol della Viterbese.
