L’ENNESIMO FALLIMENTO AZZURRO: PER LA TERZA VOLTA SENTIAMO SEMPRE LE STESSE COSE …
Il terzo fallimento consecutivo dell’Italia, giusta punizione per una generazione di calciatori multitatuati che giocano più con la playstation che con il pallone, che da domenica prossima si sentiranno di nuovo dei fenomeni perché i tifosi dei club li divinizzano. Saranno ancora più ricchi e forse neanche piangeranno più quando al Mondiale – ammesso che lo seguano in tv – vedranno in campo il Congo, l’Iran e l’Iraq. Sentire poi il presidente federale che elogia la squadra e l’allenatore, che non pensa minimamente a rassegnare le dimissioni – insieme a tutto il numeroso staff – dà l’impressione di stare ad assistere a qualcosa di surreale. E per la terza volta di seguito ascoltiamo le stesse cose che si dovrebbero fare per non far diventare consuetudine il fallimento. Su una cosa sembrano tutti d’accordo, che il numero dei giocatori italiani che va in campo la domenica deve aumentare in modo rilevante, che i giovani devono avere più spazio. Probabilmente potrebbe servire, ma quella che manca davvero è la “fame”, quella che avevano la Svezia, la Macedonia del Nord e la Bosnia, andate al Mondiale al posto dell’Italia.
