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“ANNI DI SPORT”. ADELIO MORO, CHE INCANTO’ LA PALAZZINA …

C’era una volta la Nazionale Militare, i cosiddetti “Azzurri con le stellette”, molto seguita, con tanti giocatori già forti, alcuni dei quali diventavano campioni in men che non si fosse detto.

Ebbene, una delle partite giocate dalla Nazionale Militare mi affascinò tantissimo e rappresentò un pezzo di inestimabile valore affettivo l’articolo che scrissi per Il Tempo dal titolo “Capitan Moro incanta Viterbo!”

Uno spettacolo, quell’Adelio Moro – che realizzò la rete della vittoria dell’Italia alla Palazzina, colma di spettatori – il classico numero dieci di una volta, quello dotato di maggior classe, capace di giocate da applausi. Solo una amichevole contro la Viterbese, d’accordo, ma con la massima concentrazione da parte dei “Grigioverdi”, in previsione della fase finale dei Mondiali di categoria, programmati in Germania nell’aprile del ’75.

Il numero dieci su tutti, dunque, ma circondato da compagni di valore, come Mimmo Caso, che diventerà un’ottima ala destra, il terzino della Juventus, Marchetti, Gorin del Milan, Libera – eccellente attaccante che poi all’Inter non riuscì a mantenere le premesse – e tanti altri.

Bodini, Gorin, Marchetti, Grop, Della Bianchina, Facchi, Dessì. Caso, Catania, Musiello, Moro, Libera. Questa fu la formazione messa in campo quel giorno alla Palazzina, seguita con attenzione dal pubblico viterbese, quello che c’era sempre, nel bene e nel male, seduto sui gradoni in cemento.

Moro mise in seria difficoltà il reparto di contenimento della Viterbese, che non rispose affatto male, mentre su Caso montò una guardia eccezionale Tarantelli e i due dettero vita ad una serie di scatti e controscatti sulla fascia laterale, cercando di contenersi e superarsi reciprocamente. Il piccolo terzino aquilano, con la maglia numero tre, fece davvero un figurone, quel giorno.

M a il primattore fu Moro, che a Viterbo confermò tutta la classe di cui era in possesso, quella con cui aveva gettato spesso – qua e là per l’Italia – nella disperazione l’avversario in opposizione e anche il portiere, che riusciva spesso a battere con estrema facilità. Una dignitosa carriera, in cui Moro ha fatto ottime cose, con la “perla” del rigorista, lui che mai ha sbagliato dal dischetto, stabilendo un enorme record, oltre che un fiore all’occhiello.

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