AmarcordIl Pallone

“SEMBRA IERI” (VOL. 8). I TORNEI ESTIVI DI UNA VOLTA

Che fine hanno fatto gli innumerevoli tornei estivi che vivacizzavano le estati di Viterbo e della Tuscia? Ce n’erano di ogni tipo e per ogni tasca, anche quelli che vedevano impegnati gli appassionati che si improvvisavano per quel mese della calura, cercando giocatori anche di categoria superiore per cercare di trionfare in quelle serate che per molti diventavano magiche. Se la “Coppa dei Campioni” era la più ricca, non mancavano neanche altre iniziative, magari a costo zero.

E la chiamano estate, cantava Fred Bongusto, tratteggiando l’estate di una volta, spensierata, un pò meno torrida (immancabilmente dal giorno successivo il ferragosto cominciavano i temporali e già cambiava la stagione), ma soprattutto con il pallone che era ben lungi dal rotolare per i campionati. Se ne sarebbe riparlato ad ottobre, soprattutto per quelli dilettantistici. E l’estate del pallone della Tuscia era quello dei tornei, tanti tornei, grandi e piccoli. Da quelli al Villaggio del Fanciullo, dove si stentava a riconoscere i giocatori, per via della scarsa illuminazione, a quelli più importanti, dove girava anche “quale soldo”, come quello, ad esempio di Fabrica di Roma.

Erano gli anni dei giovani erano sereni che si divertivano negli Oratori, si divertivano andando a vedere anche le partite dei tornei cittadini, appunto. A Viterbo ce n’erano molti. Ad esempio c’era il Torneo degli Enti, che si giocava al campo di Pianoscarano e che aveva sempre tra le favorite la SIP (antenata dell’attuale Telecom) del bomber Bruno Olivieri, l’Ospedale di Canavacciuolo, o il Comune di Viterbo con l’elegante difensore Pepe. Ne venivano fuori partite piacevoli e – sulla tribunetta in tufo – anche uno spaccato sociale che da solo valeva il prezzo di un biglietto che… non si pagava. Esisteva pure il torneo dei bar, di cui ricordiamo una accesa finale  vinta  dal  San  Faustino  del  grintoso  libero  Fernando Nobili.  Eppoi  il  torneo  dei  Rioni,  quando  ancora  il  valore dell’appartenenza alle varie zone della città era molto sentito. Tra  gli “avventori” si aggirava puntualmente un personaggio caratteristico, Peppe “Tramontana”, che vendeva “bruscolini” nei “cartoccetti”, contenitori a forma di cono fatti al momento. Tutta la “merce” del venditore era contenuta in una scatola di cartone legata con uno spago e, quando stava per andarsene, ricordava  a  tutti  i  presenti  di  sbrigarsi,  perché  “il  negozio chiudeva!”

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