“ANNI DI SPORT”. GIANCARLO CARLONI E QUELLA PARTENZA NELLA ROMA …
Carloni arrivò alle giovanili della Roma passando per il Nucleo Giovani Calciatori dell’Acquacetosa, dove lo vide all’opera, un giorno al campo di via Sannio, Masetti, lo storico portiere della Roma dello scudetto, quello conquistato durante la seconda guerra mondiale, mai considerato reale dai rivali dell’altra sponda del Tevere, che aspettarono fino agli inizi degli anni Ottanta per dover ammettere che i “Lupacchiotti” avevano conquistato quello “vero”.
Giancarlo fece anche tesoro degli insegnamenti di Stradonico Romani, lo storico allenatore civitonico che contribuì alla formazione di tanti ragazzini civitonici e che fu ricordato per anni con un prestigioso torneo organizzato dal figlio Mario, scomparso prematuramente nel periodo del Covid.
A Masetti piacque quel ragazzino di Civitacastellana e dette l’ok per fargli intraprendere la trafila nelle giovanili giallorosse. Una lunga trafila, dagli allievi ai tre anni di Primavera, oltre ai due in De Martino, un campionato in cui giocavano le “riserve” della prima squadra.
Con lui, compagni di squadra poi diventati illustri, come Luciano Spinosi, Fausto Landini e Bruno Nobili. I primi due finirono alla Juventus – non senza malumori nella tifoseria – e il terzo diventò il simbolo del Pescara che arrivò in serie A.
Già, la serie A, quella a cui pensava sempre Giancarlo, quella di un bel gruppo in cui rimase aggregato per due anni, giocando anche spesso in manifestazioni come la Coppa Italia, o la Mitropa Cup, competizione europea che viveva all’ombra delle più celebri Campioni, Uefa e Coppe.
Una bella gratificazione per questo difensore che faceva della determinazione e dell’attenzione le sue doti migliori.
Arrivò anche l’esordio in campionato, a Venezia. Era il 31 maggio del millenovecento sessantasette e la Roma era allenata da Oronzo Pugliese, sanguigno tecnico pugliese. Carloni indossò la maglia numero tre, in una difesa comandata dal portiere Pizzaballa, quello di cui la figurina Panini era introvabile. Una difesa con il mitico capitano Giacomo Losi, con Peirò – attaccante reduce dai fasti internazionali dell’Inter – e Paolo Barison, un altro che aveva fatto ottime cose, anche con la maglia della Nazionale. E fu proprio una doppietta di “Paolone” a decidere la partita di Venezia, dove, tra i locali, cominciava a farsi strada un giovane Franco Nanni, che poi vincerà uno scudetto con la Lazio e che terminerà la sua carriera alla Viterbese.
A proposito di scudetto, quell’anno lo perse clamorosamente l’Inter all’ultima giornata, con una papera del portiere Sarti in quel di Mantova, laddove tutto sembrava pronto per festeggiare l’ennesimo titolo nerazzurro.
Per Giancarlo sembra arrivato il momento di ghermire la serie A, ma un infortunio alla caviglia spariglia le carte del suo destino. A quei tempi la medicina sportiva era ancora indietro di anni luce rispetto a quella attuale e molti incidenti facevano perdere ai calciatori dei mesi, anche tutta la stagione. E così accadde anche a lui, che venne mandato alla Ternana per recuperare senza fretta e senza pressioni, ma fu un anno gettato via.
Ritrova l’integrità fisica e la voglia di giocare all’Ascoli di Carletto Mazzone, quello costruito dal presidente Rozzi per fare meraviglie. Più di una corazzata, con il mitico bomber Campanini, ma anche con i vari Scorsa, Vivani, Gola, Bertarelli, Castoldi, Masoni, etc.
Si sposta, poi, qualche decina di chilometri più a sud per andare a far parte di un fantastico Giulianova allenato da Gibì Fabbri, famosissimo per aver condotto il Vicenza di Paolo Rossi ad un passo dallo scudetto. «Altro che Vicenza, è il Giulianova la squadra che ha fatto parlare di sé in Italia per il suo gioco». Ebbe a dire lo stesso tecnico di San Pietro in Casale, nella pianura bolognese, qualche tempo prima che se ne andasse, nel duemilaquindici.
La formazione titolare era composta da Candussi, Carloni, Giorgini; Bertuccioli, Agostinelli, Caucci; Vernisi, Curi, Santonico, Alessandrini, Ciccotelli. Tanti ottimi calciatori, su cui emerge Renato Curi, che spiccherà poi il volo verso la serie A – a Perugia – e che trovò drammaticamente la morte durante una partita a Pian di Massiano contro la Juventus.
Una stagione indimenticabile, con uno stadio sempre pieno, dove i giallorossi, in diciannove incontri, subirono soltanto due gol, a testimonianza della bravura dei difensori, Giancarlo compreso. Molte quelle realizzate, invece, grazie soprattutto a Ciccotelli e a Santonico, con quest’ultimo protagonista anche nella gara di Viterbo, nell’autunno inoltrato del ’72.
Carloni è diventato ormai uno “specialista” della serie C e arriva su piazze sempre assai apprezzate. Passa per Frosinone, dove c’è il bomber Massimo Palanca che segna diciotto gol. Va a Grosseto, allenato dal compianto Bassi, scomparso tragicamente, dove gioca insieme al viterbese Sergio Di Prospero. Poi rimane per tre anni al Campobasso del capitano Scorrano, rimasto nella storia del club per una interminabile carriera, sia da stopper che da libero.
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