“IL CAMPIONE”. IL VITERBESE DANNA, UN “CANTO BRASILEIRO”
Nativo di Viterbo, ma residente per molti anni a Vitorchiano, prima che la sua vita cambiasse sensibilmente, prima che una scelta professionale importante lo portasse lontano, addirittura dall’altra parte del mondo. in Brasile. Da tanti anni, ormai, Carlo Danna è un “brasileiro” acquisito, affascinato dalle bellezze di quella nazione e di quel popolo, stimolato dal trasmettere ancora ai giovani é meno giovani “l’arte” del fucile, quello che regalò tanti successi internazionali al ragazzo viterbese di una volta.
Arrivò in brasile nel 2000, contattato per la terza volta dal locale Comitato olimpico per volontà della Confederazione di tiro brasiliana.
Con i precedenti vertici sportivi non erano stati esattamente rose e fiori e più di una volta Danna, con la schiettezza che lo ha sempre contraddistinto, aveva rivolto delle critiche, attribuendo colpe a chi non sapeva accettare critiche costruttive, consigli utili, pur dimostrando di non possedere approfondite competenze della disciplina sportiva, praticamente sapendo poco e niente di tiro.
Quanto tempo è trascorso. Quanta acqua è passata sotto i ponti, ma anche nei mari che dividono le due nazioni, che separano le due vite di Carlo.
Nel ‘93 Carlo termina ufficialmente la sua carriera di atleta e inizia subito quella di tecnico per conto della Fitav – Federazione tiro a volo – incarico a cui poi rinuncia cinque anni più tardi. In questo periodo guida i suoi atleti a ventiquattro gare internazionali, vincendo quindici medaglie d’oro, cinque d’argento e tre di bronzo individuali.
Danna, come detto, nacque a Viterbo e trascorse la sua infanzia e la sua gioventù al centro storico della città dei Papi, dove i suoi genitori possedevano una apprezzata gioielleria. Frequentò le scuole medie alle “Monachelle” di via Emilio Bianchi eppoi il liceo Scientifico.
Uno degli hobby di suo padre Erasmo era sparare con il fucile, passione che sviluppava presso un paio di poligoni di tiro poco noti del capoluogo. Nulla che sembrò interessare più di tanto il giovane Carlo, che ci provò un paio di volte, senza alcun entusiasmo particolare e con scarsi risultati. Sembrava un capitolo chiuso sul nascere.
Eppoi, come nelle belle favole, accadde qualcosa che cambiò il corso degli eventi. Carlo aveva scoperto che ad una gara in Umbria sarebbe stata presente la figlia di un tiratore, una ragazza che sembrava interessargli. Chiese al proprio cognato – tiratore – di poter assistere a quella stessa competizione, cogliendo l’occasione, magari, per avvicinare e conoscere meglio la ragazza “adocchiata”. Alla fine della prova il proprietario del club organizzò una gara supplementare e suo cognato iscrisse Carlo nella classifica junior.
Improvvisamente, con quel fucile fino a quel momento quasi estraneo tra le braccia, mise a segno una performance eccellente vincendo la gara junior. Si ritrovò sommerso di pacche sulle spalle e di complimenti, che quasi lo stordirono, al punto che neanche si ricordò più del vero motivo per cui aveva partecipato alla trasferta umbra. Il possibile scorcio sentimentale con quella ragazza passò nel dimenticatoio, ma nacque, invece, quell’attrazione ben più concreta per il fucile e per il tiro a volo. Cominciò ad allenarsi con assiduità presso il poligono situato sulla strada tuscaniese e bruciò in fretta le tappe.
E quando torna ogni anno in Italia, dopo aver fatto visita alle tombe dei genitori, dopo aver salutato alcuni parenti e amici di Viterbo, prosegue con tutta un’altra serie di incontri qua e là per l’Italia. Perché lui è rimasto un empatico, anche ad una certa età, che sembra non sentire affatto, viste le energie che ancora riesce a sprigionare nel seguire un giovane atleta e cercare di portarlo a livelli competitivi prestigiosi.
Carriera da atleta luminosa – come detto – e al termine di essa, subito le collaborazioni con il team della Nazionale Italiana, continuando a girare il mondo, Brasile più che mai.
E lì sbocciò un altro grande amore, per quella terra, per quella gente, per quel modo di vivere, per quel “canto brasileiro”. Danna decise che la sua scelta di vita, appena messo piede nel terzo millennio, sarebbe stata quella, sarebbe stata proprio lì. Conobbe Maria, una bella donna brasiliana, che poi diventò sua moglie e si costruì una altrettanto bella casa al mare in una città che si chiama Itanhaem, nello Stato di San Paolo, un posto tranquillo, con tanto sole e degli scorci naturali sul mare ancora molto solitari, sotto certi aspetti. L’Italia è lontana, il Brasile è lì, per lui e per sua moglie, per i tanti amici nuovi che si è fatto nel frattempo.
(DAL LIBRO “ANNI DI SPORT”)
