CLAUDIO CICCHI, CALCIATORE A VITERBO E TANTO ALTRO …
Un uomo di calcio, come pochi, un personaggio di un mondo del pallone che lo ha pianto in anticipo: Claudio Cicchi aveva 74 anni quando se ne è andato.
Lo avevamo conosciuto come giocatore della Viterbese, quasi a metà degli anni Settanta, inviato nella città dei Papi dalla Juventus, con cui Cicchi aveva svolto la trafila delle giovanili, anche entrando a far parte della nazionale juniores. Capitò a Viterbo in un’annata non troppo fortunata, insieme ad altri giovani juventini che Moggi aveva spedito a “farsi le ossa”, come De Joannes, Petrolo e Bembo.
Lui era un libero arcigno, all’occasione anche stopper, con una grande grinta grazie a cui suppliva ad una tecnica apparentemente non eccezionale. All’epoca, però – è bene ricordare – ai difensori di marcatura, o copertura, non venivano chiesti rigorosamente “piedi buoni”, ma la giusta determinazione, anche di gettare la palla in tribuna, se fosse stato necessario.
Claudio disputò una stagione decorosa, in una squadra che avrebbe meritato di più, che si rivelò abbastanza inesperta, dentro e fuori il campo da gioco. Si intravedevano già da allora le qualità di una persona che sarebbe potuta stare assai a proprio agio nel mondo del calcio, una volta deciso dii appendere le scarpette al chiodo. Un legame con la Juventus, il suo, che si rafforzò ancor di più quando la società di Torino gli propose di essere l’osservatore per tutte le Marche, incarico ricoperto per molti anni.
La sua carriera continuò poi con una lunga serie di incarichi, a cui aggiunse anche quella di giornalista, di corrispondente da Ascoli.
Personaggio – come detto – davvero di spessore e poliedrico, collaboratore, peraltro, pure del resto del Carlino, curando una rubrica settimanale di calcio mercato, diventando un apprezzato punto di riferimento per le nuove generazioni di direttori sportivi. Più di un presidente si affidava alla sua competenza e alle sue conoscenze per allestire squadre all’altezza della situazione. Cicchi rispondeva sempre in modo garbato – come già aveva fatto da giocatore a Viterbo – gentile, disponibile, con il sorriso sulle labbra. Uomo d’altri tempi.
Nelle giovanili della Juventus Cicchi si mette subito in mostra come uno dei ragazzi più promettenti. Più di una volta lo va a vedere giocare anche italo Allodi, che era una delle mentii eccelse del calcio iitalano, a cavallo tra gli anni Settanta e Sessanta, anche quando Claudio arrivò alla nazionale Juniores, insieme all’altro difensore Spinosi e al portiere Cacciatori, due personaggi che poi calcarono per anni i campi della serie A.
Era in possesso di qualità non indifferenti e in molti gli predissero un futuro luminoso, ma poi nel calcio non va sempre allo stesso come potrebbe.
Agli inizi degli Anni Settanta la Juventus – come detto – manda Cicchi a Viterbo, insieme a Petrolo, De Joannes e Bembo. Con Petrolo c’era già una amicizia collaudata. Insieme svolsero anche il servizio militare, alla Compagnia Atleti della Cecchignola, per cui facevano un po’ la spola tra la Captale e lo stadio della Palazzina. Un po’ troppo, forse, per trovare la concentrazione giusta per affrontare con successo quel campionato di serie C nel girone centrale. Un’annata (NELLA FOTO CICCHI E’ IL SECONDO IN PIEDI DA SINISTRA) poco fortunata, aggravata anche dalla guida tecnica: subentrò, ad un certo punto, Luciano Lupi, uno che da giocatore aveva avuto una presenza in serie A, in piena guerra mondiale. Lupi non fece male, sicuramente meglio del predecessore, ma il campionato era già abbastanza compromessa. Si sarebbe potuta comunque salvare, quella Viterbese lì, se non si fosse verificata all’ultima giornata una combinazione più che sospetta di un paio di risultati che la condannarono, invece, alla retrocessione.
Cicchi disputò un ottimo campionato, talvolta stringendo i denti per via di problemi muscolari che lo attanagliarono per tutta la carriera, creandogli anche un notevole ostacolo proprio al quel salto di categoria che sembrava più che probabile. Aveva tempismo, anticipava l’avversario con decisione, sia di piede che di testa, con cattiveria agonistica notevole, senza mai sfociare in un atteggiamento antisportivo.
(DAL LIBRO “ANNI DI SPORT”)
