IL “RADIO LIBRO”. PORTA FIORENTINA E SERGIO FONTANA …
Negli Anni Sessanta del secondo millennio, quando a Viterbo si viveva bene, anche con poco, quella parte della città era particolarmente frequentata, per via di Prato Giardino, un parco dove tanta gente andava a passeggiare, soprattutto la domenica. Spuntò, allora un bar, proprio di fronte a quel verde, adiacente le mura e venne ricavato uno spazio in terra dove ci si cominciò a giocare a tennis, con i primi avventori che scoprirono la racchetta.
Sembrava la location ideale per lo sport di allora, tanto “un’auto passava ogni ora”, come cantò il grande Califano. Quando il tennis trovò un’altra collocazione, venne la grande idea di cementare quel rettangolo e dedicarlo alla pallacanestro, che già a Viterbo contava diversi appassionati, anche tra i ragazzi.
Viterbo scoprì la palla a spicchi e in molti si innamorarono di quell’angolo nuovo. Anche Guido De Alexandris, ad esempio, che cominciò a non mancare mai ad una partita di quei giovanotti in canottiera, che sfidavano anche la pioggia per dare lustro al loro operato.
A Guido ci unisce l’amore per il basket, l’amore per Viterbo, il fascino di quel campo che non c’è più da molto tempo, di quei giovanotti che abbiamo definito i “Pionieri di Porta Fiorentina”. Insieme a lui abbiamo voluto rispolverare ricordi e ritagli di giornali, andando pure a cercare molti di loro, condensando il tutto in questo capitolo del libro.
Avevamo affrontato il discorso anche nel precedente libro del ’19, ma stavolta abbiamo voluto approfondirlo, anche andando maggiormente a ritroso nel tempo, cercando di portare alla luce l’operato e la vita di alcuni di quegli indimenticabili protagonisti. Un po’ come recuperare il senso della vita e riscriverlo in un diario, ascoltando il palpito del tempo di una volta e dei suoi ricordi. Un po’ l’emblema della semplicità e soprattutto di quei connotati caratteristici viterbesi che ti fanno amare ancora di più la città di una volta.
Frammenti del passato per ricostruire alcune pagine della storia della pallacanestro viterbese. Pensiamo, ad esempio, ad Angelo Valdannini, classe ’44, che iniziò la sua storia cestistica con allenatore Luigi “Gigi” Bruni, a quei tempi anche insegnante di Educazione Fisica, particolarmente adatto come allenatore dei giovani. Gigi Bruni allenava le squadre giovanili della Libertas Viterbo, mentre in prima squadra, in quegli anni, l’allenatore era il romano Cafiero Perrella.
I compagni di squadra di Angelo? Nevio Stefanoni, Mino Maggioli, Carlo Bruni, Lollo Pimponi, Sergio Fontana, Ugo Rotelli, Massimo Baleani, Franco Ciccioni, Antonio Cianchi, Gianni Ferranti, Sergio Stefanoni, Lucio Bastiani, Mario D’Angelo, Peppe Marchi e Armando Quatrini. Eppoi gli allora “babies” Pino Campinoti e Gabriele Carnassale, i Civitavecchiesi Messere e Carrazza, che hanno calcato l’arena di Porta Fiorentina facendo i “pendolari” dalla città tirrenica. Indimenticabili certi personaggi, come il custode Angelino e il dirigente responsabile Giovanni Cardoni, figura di primo piano nella gestione societaria della Libertas Viterbo.
Pensiamo a Sergio Fontana e Sandro Marzoli, ad esempio. Fontana è stato per anni il cecchino e il punto di riferimento della prima squadra viterbese, una vera e propria “icona storica”, una leggenda, prima in versione-Libertas e successivamente in versione-Garbini.
Giocatore robusto, dotato, oltre che di un’eccellente attitudine al tiro, anche di una straordinaria elevazione che, nonostante fosse appena sopra il metro e ottanta, gli consentiva di catturare numerosi rimbalzi, sia in difesa che in attacco. Ricevette persino richieste da Roma per giocare in Serie A, ma lui è stato sempre troppo attaccato alla sua Viterbo, innamorato della città e del suo ambiente. La sentiva talmente sua al punto di volerci rimanere per sempre.
Sergio proseguì la sua carriera risultando sempre il numero uno dei giocatori viterbesi, il fromboliere per eccellenza. Il valore aggiunto di una Garbini che continuò a veleggiare prevalentemente in serie D, ma che nel 1970 retrocesse nel campionato di Promozione e percorse quel “purgatorio” per ben tre anni, finché non ne risalì tre stagioni più tardi.
Fontana diventò successivamente un abilissimo dirigente che sostenne le sorti della squadra viterbese per diversi decenni, sempre con la medesima passone per la pallacanestro della città dei Papi, passando per la palestra della Verità eppoi per il Palasport di via Monti Cimini.
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