TUTTI IN CAMPO. QUANDO LA RINUNCIA A BISMARK COSTO’ LA PANCHINA A SOTTILI

Stavolta è toccata anche a Stefano Sottili, raggiunto dalla decisione del patron nel pomeriggio di un lunedì, neanche due giorni dopo il ko contro il Livorno, su cui Camilli non è voluto sorvolare.

“Abbiamo perso – la motivazione del patron gialloblu – alcune partite per motivi tattici e io mi sono stancato! Anche con il Livorno sono stati evidenti. E parliamo di un’avversaria che non stava esattamente brillando in prestazioni eccezionali, ma noi gli abbiamo spianato la strada. Avevamo un solo attaccante di ruolo a disposizione, Bismark, che, invece, è stato portato in panchina, salvo poi entrare in campo, segnare il gol e risultare tra i migliori della squadra. Anche in difesa potevamo subito correre ai ripari inserendo Atanasov e sfruttando al meglio Sini, che sa fare anche il terzino. Sottili mi aveva ben impressionato all’inizio, poi probabilmente ha pensato di poter insistere troppo su certi particolari sbagliati. Per la verità, una tentazione del genere l’avevo avuta anche dopo la sconfitta di Piacenza. In quella occasione esternai il mio disappunto, poi detti all’allenatore un’altra chance, credendo che avrebbe fatto tesoro di quegli errori.”

Fulmine a ciel sereno? No, affatto! Chi conosce bene Camilli – e sa cogliere le sfumature incluse in certi discorsi – non lo avrebbe escluso a priori.

Chi sa decodificare alcuni passaggi, anche quando le cose sembrano andare a gonfie vele – o quantomeno normalmente – intuisce spesso che le cose non stanno come all’apparenza potrebbero sembrare. 

Hanno influito i risultati, improvvisamente diventati meno positivi, le sconfitte, che sono cominciate ad arrivare, i gol incassati, che prima non c’erano, oltre a qualche prestazione in ribasso di singoli su cui il tecnico Valdarnese – a giudizio di Camilli – ha insistito anche in un periodo di scarsa vena.

Un particolare su tutti. Prima della gara in notturna con il Livorno, Sottili fa la conta dei suoi: gli mannaro i due attaccanti migliori – ed esperti – vale a dire Jefferson e De Sousa. Ci sarebbe Bismark, il ragazzone di colore del ’98, che a Camilli è sempre piaciuto, fin da quando lo è andato a prendere dal Chievo. Il patron gialloblu è convinto che questa sia la grande occasione per il centravanti: ci parla durante le ore che precedono la importate sfida della Palazzina. Lo incita. Gli promette anche un premio partita in caso di gol contro il Livorno. Il ragazzo ringrazia, quasi si schernisce un po’, per tanta attenzione e tale promessa: risponde che per lui è già sufficiente che Camilli gli abbia voluto parlare, che sia convinto che Bismark possa essere un protagonista in campo, con la prestanza fisica avvolta dalla maglia numero sette. All’annuncio delle formazioni, però, Bismark non c’e: va in panchina. La scelta tattica dell’allenatore dice di una sorta di tridente anomalo, senza nessun attaccante di ruolo. Bismark   entra dopo l’intervallo e fa subito gol, risultando, di fatto, uno dei pochi a salvarsi dalla brutta serata, da quel punteggio risultato fatale a Sottili.

Probabilmente, in precedenza, aveva anche infastidito Camilli il continuo puntualizzare dell’allenatore toscano circa la mancanza di un campo su cui poter allenare la squadra. Grotte di Castro era ritenuto non idoneo nei mesi invernali, tra fondo ghiacciato e bagnato. Un concetto che poi, di fatto, anche Camilli ha avallato, nel momento in cui ha richiamato Sottili dopo il brevissimo divorzio da lui. Un “refrain”, però, che aveva contribuito a aumentare le distante tra le due parti, due poli che si sono staccati definitivamente nella settimana di Pasqua, con l’avventura in gialloblu in quel momento terminata per Sottili, a cui Camilli, solo una settimana più tardi ha concesso di poter tornare al suo lavoro, dandogli l’opportunità di giocarsi la finale di Coppa Italia.

DAL LIBRO “TUTTI IN CAMPO!”

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